Giovanni Lolli, Silvio Paolucci, Marinella Sclocco, Dino Pepe, Mario Mazzocca e Donato Di Matteo: i destini dell’Abruzzo sono in significativa parte nelle mani di queste sei persone, che il presidente, Luciano D’Alfonso, ha scelto come assessori, affidando loro la stanza dei bottoni della amministrazione della cosa pubblica regionale.

La luna di miele, ovvero il periodo di adattamento e insediamento cominciato all’indomani delle elezioni del 25 maggio, può dirsi concluso. I sei hanno avuto tutto il tempo come si dice in gergo per “studiarsi le carte”, per “farsi un’idea”, per ”rodare la macchina”. Ora bisogna passare all’azione, realizzare a spron battuto quanto promesso, ad anzi garantito in campagna elettorale.

AbruzzoWeb ha deciso di avviare un ciclo di interviste tese a fare il punto sui tempi e i modi con cui i nostri intenderanno passare dalla teoria alle pratica.

L’AQUILA – Giovanni Lolli, aquilano classe 1950, per gli amici ‘”Zizzetto”, è l’unico componente di Giunta che non si è dovuto sottoporre al voto degli elettori ma è stato nominato direttamente dal presidente Luciano D’Alfonso e ora, oltre ricoprire la carica di vice presidente di Regione, ha le deleghe alle Attività Produttive, alle Crisi Industriali, alle Politiche della Ricostruzione, alla Valorizzazione Beni culturali e ancora all’Appennino Italico, rapporti con le Commissioni consiliari, Impulso e Monitoraggio per le riforme istituzionali.

La sua carriera politica e lavorativa è stata tutta all’interno prima del partito Comunista italiano, dei Democratici di sinistra e infine del partito Democratico. Nel 1976 fu eletto segretario regionale della Fgci abruzzese, a seguire è entrato nella segreteria nazionale dell’organizzazione giovanile comunista. Fu poi segretario provinciale del Pci all’Aquila, segretario regionale e infine responsabile nazionale per l’associazionismo e il terzo settore. Con la nascita dei Democratici di Sinistra diventò prima componente della segreteria nazionale e, dopo lo scioglimento dei Ds, aderì al Pd, di cui fu uno dei fondatori in Abruzzo.

Dal 2001 al 2013 è stato Deputato della Repubblica per la Circoscrizione Abruzzo. Nel 2007 è stato sottosegretario di Stato alle politiche giovanili e attività sportive nel governo di Romano Prodi. Ha mancato la rielezione alle ultime politiche del 2013. Infine l’avventura appena comiciata in Regione Abruzzo.

Giovanni Lolli, lei ha la delega poco invidiabile alle Attività Produttive e alle Crisi Industriali, come si sta muovendo in questi primi mesi di lavoro?

Ho incontrato già una trentina di aziende in difficoltà, sia nelle loro sedi, sia in occasione dei tavoli istituzionali. La crisi è generalizzata, e lo sforzo va fatto non solo nel garantire ammortizzatori sociali, ma soprattutto per individuare nuove politiche di rilancio.

Ci sono però anche aziende in salute che vogliono investire, cito ad esempio la LFoundry e la Fiamm di Avezzano, il Polo chimico farmaceutico abruzzese, con le sue eccellenze aquilane, e l’Automotive della Val di Sangro, che rappresenta il più grande polo industriale del Centro Sud. Punti di forza su cui far leva.

Concretamente però cosa può fare la Regione per aiutare queste aziende, a cominciare da quelle in crisi?

Ho constatato che uno dei principali problemi è quello dell’accesso al credito. Le aziende massacrate dalla crisi sono sopravvissute perché hanno messo mano al portafoglio. Ma ora non ce la fanno più, hanno urgente bisogno di liquidità. E allora stiamo erogando i 18 milioni già stanziati dalla passata legislatura a favore dei Confidi, a cui aggiungeremo entro un mese altri 14 milioni di euro di fondi Fas.

Non solo, abbiamo incontrato a Roma i vertici e l’intero staff della Cassa Deposti e Prestiti, che si è detta disponile a entrare nel capitale di grandi imprese abruzzesi, e anche di farsi da garante a favore delle imprese che chiedono prestiti alle banche.

Che ruolo avranno i Poli di innovazione in questa partita?

Io parto da un dato: in Abruzzo ci sono 14 poli, in Piemonte 6. Forse ne abbiamo troppi e per averne certezza stiamo effettuando un monitoraggio. Occorre infatti fare una distinzione preliminare: una cosa sono le reti d’impresa che mettono in comune ad esempio il commercialista e vari servizi, per abbattere i costi, altra cosa sono i Poli di innovazione, che la Regione finanzia con fondi europei affinché attivino piani industriali di filiera veri e propri e abbiano la forza di partecipare a grandi bandi europei.

In campagna elettorale lei ha parlato di necessità di riformare la Fira, la finanziaria regionale. Sta avendo seguito questo progetto? Se sì, come?

Il discorso è più complesso: la Regione ha partecipazioni nella Fira, in Abruzzo Sviluppo, che fa interventi di assistenza alle imprese, e poi nell’Arap, che ha unificato tutti i consorzi industriali, tranne quelli di Pescara-Chieti, fortemente indebitati.

Entro settembre, dando seguito anche alle richieste di Confidustria e sindacati, presenteremo una proposta di accorpamento, o comunque di maggiore coordinamento tra le tre strutture.

C’è poi la partita dell’internazionalizzazione: i suoi predecessori hanno viaggiato in mezzo mondo per favorire l’accesso a nuovi mercati da parte delle nostre aziende o per trovare investitori pronti a venire in Abruzzo. Verso quali lidi il suo primo viaggio?

Secondo me l’internazionalizzazione non si fa con un assessore che va in giro per fiere, con trasferte spesso inutili e costose. È molto più fruttuoso partecipare ai tavoli nazionali, per esempio, cosa che io sto facendo in modo assiduo mentre prima si faceva poco o per nulla. Nel tavolo sull’automotive, dove erano presenti altri assessori regionali, si è ad esempio parlato di internazionalizzazione e dei fondi che la Cassa depositi e prestiti ha messo a disposizione per favorirla. In quei tavoli ci devi essere, altrimenti sei tagliato fuori. L’Abruzzo deve fare sinergia con altre regioni per conquistare i mercati esteri. In questa ottica di sinergia ho appena partecipato a una riunione a Termoli dedicata alla Macroregione adriatica, che dovrebbe riunire l’Abruzzo, il Molise, le Marche e la Puglia, rafforzando nello stesso tempo le relazioni con Lazio e Umbria. Per l’Abruzzo e le sue imprese la macroregione sarebbe una grande opportunità: non solo l’internazionalizzazione, ma i progetti europei, vedi le infrastrutture, presuppongono massa critica, che l’Abruzzo da solo non può avere.

Quali saranno le prime misure che afferiscono alla sua delega alle Politiche della Ricostruzione?

Come Regione stiamo già partecipando assieme al Governo e agli altri attori al nuovo assetto legislativo, volto come noto a rendere il processo più efficiente e trasparente. Direttamente, come Regione, stiamo lavorando a importanti modifiche delle norme urbanistiche e alle misure volte a sostenere l’economia nell’area del cratere.

Per quanto riguarda il primo punto: la normativa urbanistica è troppo farraginosa e lenta, i Comuni nell’applicare al meglio un piano di ricostruzione devono poter fare opportune varianti urbanistiche, ad esempio poter decidere che al posto di un edificio vada realizzata una piazza, ma i tempi devono essere molto più celeri.

In secondo luogo dobbiamo intervenire nel cratere per lo sviluppo economico, far tesoro dei 100 milioni già disponibili grazie alla legge che prevede che il 5 per cento dei fondi della ricostruzione vadano a sostenere l’economia e che a conti fatti potrebbero arrivare ai 250 milioni nei prossimi anni. Questi soldi però devono essere erogati in modo più semplice e partecipato, aiutando le aziende a eaborare progetti e far fronte alla complessa burocrazia.

A proposito di aiuti alle aziende: la Marsica è in rivolta per l’esclusione dalla misura europea 107.3.C. e lei è salito sul banco degli accusati, per aver reinserito L’Aquila, precedentemente esclusa, e tagliato di consenguenza Avezzano.

Io credo che si è trattato di un equivoco che ho chiarito in un’affollatissima assemblea ad Avezzano: la 107.3.C. è solo una delle tante modalità di sostegno alle aziende, e noi per criteri oggettivi, per massimizzare l’efficacia di questa misura che ha le sue peculiarità, abbiamo scelto i territori aquilani e la Val di Sangro. Ma le aziende marsicane e di altri territori potranno accedere a tante altre forme di sostegno, si pensi ai fondi per la ricerca, l’innovazione e l’energia. Le scelte operate dalla Giunta regionale non vanno interpretate come un segnale di disattenzione, non determinano l’esclusione della Marsica dai finanziamenti europei.

Passiamo alla delega della Valorizzazione Beni Culturali. Anche qui, quale sarà la prima misura concreta?

A disposizione abbiamo dagli 11 ai 16 milioni di euro di fondi europei, che possono essere utilizzati per interventi strutturali nei nostri palazzi, chiese, musei e monumenti. E abbiamo già un elenco di possibili priorità. Abbiamo però deciso che per non fare torto a nessuno faremo un bando che sarà pubblicato in brevissimo tempo.