L’AQUILA – E’ stata pubblicata sul Bura, e quindi è norma, la mini riforma del personale di staff della presidenza della Giunta regionale, che prevede in particolare il ritorno al passato per quel che riguarda i requisiti del capo di gabinetto, che di nuovo torna una figura fiduciaria, al contrario di quanto accaduto dalla Giunta di centrosinistra di Luciano D’Alfonso, oggi deputato del Partito democratico, e nel primo mandato di Marco Marsilio, riconfermato per un secondo storico mandato il 10 marzo, quando il capo di gabinetto doveva avere i requisiti di inquadramento di dirigente pubblico.
E questo significa il via libera alla nomina ufficiale del romano Riccardo Solfanelli, da tempo capo di gabinetto in pectore e al lavoro da mesi con questa importante responsabilità, in un clima di polemica politica.
Un ruolo che il manager romano, già molto inserito nelle dinamiche del sesto piano di palazzo Silone, esercita – spiegano fonti vicine alla presidenza – con personalità e professionalità incidendo nelle decisioni più importanti. Ad esempio nella convocazione inoltrata il 26 giugno ai componenti di giunta per una riunione prevista per domani 16 luglio, con oggetto “Accordo per la coesione 2021/2027”, compare tra i convocati anche il Dott. Riccardo Solfanelli in rappresentanza del Gabinetto di Presidenza.
Solfanelli è stato già capo di gabinetto dell’ex vice sindaco di Roma Sveva Belviso, ai tempi dell’esecutivo di centrodestra di Gianni Alemanno, quindi di area politica affine a quella di Marsilio, ed è stato anche coinvolto in passato in una inchiesta della Procura di Roma relativa ad erogazioni pubbliche dell’agenzia nazionale di sviluppo Invitalia.
A chiamarlo in Abruzzo è stato direttamente Marsilio, che con Solfanelli condivide una vicinanza politica e un amicizia di vecchia data, e che con un decreto che firmerà nei prossimi giorni incoronerà il suo uomo di fiducia e di area politica.
Solfanelli è però al centro di un caso politico nel centrodestra, in particolare tra i meloniani, che hanno criticato la decisione di Marsilio di far lavorare e presentare Solfanelli senza l’incarico ufficiale come capo di gabinetto con la sola “copertura” del contratto di consulenza con la società Formetz Pa, società pubblica in house alla Presidenza del Consiglio dei ministri che per l’ente ha tra le altre cose incarichi sull’assistenza tecnica. Con il ruolo, iniziato a marzo 2023 di “consulente direzione Presidenza per attuazione e gestione Programmazione 21-27 Fondi UE e FSC. Coordinatore cabina di pilotaggio programmazione integrata regionale”.
E c’è chi fa notare che c’erano anche tanti abruzzesi che potevano ricoprire quel ruolo, tra chi si è speso per la vittoria del centrodestra, tra i candidati non rieletti, tra dirigenti e professionisti di area politica affine. E dunque c’è chi non si capisce il perché il capogabinetto, debba arrivare da Roma, scelto in solitudine da Marsilio, abruzzese di origine ma che prima di essere eletto presidente della regione nel 2019, ha sempre vissuto a Roma, come consigliere comunale prima e come parlamentare ed alto dirigente, tra cui coordinatore regionale del Lazio, poi.
Marsilio, pur senza commentare pubblicamente, ha difeso strenuamente il suo uomo di fiducia, del resto già al centro delle attività più importanti, e continuerà a farlo, in modo ufficiale, in vesto prettamente fiduciaria e quindi di valenza solo politica, senza la agibilità di produrre atti, contrariamente a quanto accedeva ad esempio di Massimo Verrecchia, ex capogabinetto, ora capogruppo di Fdi in consiglio regionale, rieletto a marzo, che ha gestito un servizio interno, come dirigente della regione Abruzzo ora in aspettativa, visto che il capogabinetto poteva essere attinto, secondo la vecchia norma, da personale di ruolo o esterno ma con i requisiti dell’accesso alla dirigenza.
Nella mini riforma fa l’esordio anche l’avvocato regionale, carica che sarà assunta dal dirigente Stefania Valeri.






