L’AQUILA – Aria di tempesta nella Giunta regionale di Luciano D’Alfonso con minacce di querela per ingiuria tra due assessori, Donato Di Matteo contro Marinella Sclocco: la classica situazione “grave ma non seria” che piacerebbe a Ennio Flaiano.
Contattati da AbruzzoWeb, i protagonisti hanno smentito qualsiasi ipotesi dell’esistenza di una bega giudiziaria, tuttavia, secondo quanto si è appreso, esponenti regionali di centrodestra avrebbero ricevuto conferma della volontà di denuncia.
Quello che è certo è che la frattura c’è davvero ed è anche profonda, e solo per “insufficienza di prove” non sono (ancora?) partite le carte bollate.
È il culmine più recente un dissidio che, in realtà, ha radici datate. Alle elezioni regionali 2008, infatti, la Sclocco era stata eletta con il sostegno di Di Matteo dopo che quest’ultimo era stato estromesso nonostante avesse vinto le primarie, a causa del veto dell’Italia dei valori e Rifondazione comunista.
Un appoggio, quello di Di Matteo alla Sclocco, a suo dire non ricambiato dalla giusta gratitudine politica, situazione che ha finito per allontanare i due.
Secondo quanto ricostruito, il caso si è scatenato a partire da un incontro che si è svolto due settimane fa a Pescara, nella sede della Regione Abruzzo, per discutere i destini della società mista pubblico-privata di servizi sociali Maiella e Morrone Spa, che serve 16 Comuni del cosiddetto “ambito 35” del Pescarese, di cui Di Matteo è stato direttore generale fino all’anno scorso.
Attualmente l’impresa è gravata da una pesante situazione debitoria di circa 3 milioni di euro e i 70 dipendenti sono senza stipendio ormai da 7 mesi.
Oltre alla Sclocco e ai sindaci, all’evento erano presenti anche l’amministratore unico della società, Oscar Pezzi, il commissario liquidatore, Paolo Costanzo, e un altro assessore regionale, Mario Mazzocca.
Nell’ambito del vertice, l’assessore Sclocco avrebbe espresso giudizi pesanti sulla situazione aziendale, e questo punto lo ha confermato lei stessa ad AbruzzoWeb, ma anche sulle passate gestioni del sodalizi, forse chiamando in causa personalmente Di Matteo.
L’oggetto del contendere, in particolare, dovrebbe essere un’affermazione della Sclocco secondo la quale, mentre non venivano pagati gli stipendi, Di Matteo ha incassato comunque una cospicua buonuscita dopo le dimissioni presentate al momento di candidarsi alle Regionali 2014. Questo aspetto, però, a posteriori è stato smentito dalla Sclocco.
In ogni caso Di Matteo non aveva bisogno di resoconti per accendersi perché era presente anch’egli al vertice, seppure non invitato, e, furioso per quanto ascoltato, avrebbe aperto la vertenza, minacciando appunto di querela la sua giovane collega.
Qualora procedesse, il reato ipotizzato sarebbe quello di ingiuria, piuttosto che di diffamazione, proprio perché la persona “offesa” era presente sul posto.
Il problema è che non esistono registrazioni audio o video, né resoconti stenografati, delle frasi incriminate, né tantomeno accenni che lo riguardino sono stati riportati negli articoli degli organi di informazione successivi alla riunione: di qui le “mani legate” da un punto di vista legale.
Forse è anche per questo che, interpellato sul tema da AbruzzoWeb, Di Matteo ha ridacchiato spiegando che “al momento non c’è niente” e consigliando altri temi, “non vi occupate di queste cose”.
Qualche giorno più tardi, in un’intervista sempre a questo giornale, ha spiegato serafico che quelli tra lui e la Sclocco “sono rapporti tra collaboratori di una maggioranza attenti a qualificare meglio l’azione complessiva della Giunta”.
“Non ci sono diverbi ma valutazioni differenti come è normale nella vita tra persone che possono interpretare le questioni in maniera diversa”, ha concluso Di Matteo.
Più loquace la controparte, apparsa stupita non tanto per le voci su una possibile querela, che allo stesso modo ha smentito, quanto per il fatto che si siano effettivamente diffuse.
“Non mi è arrivato niente e dubito che il mio collega possa sporgere una denuncia, perché non ne ha motivo – si è limitata a commentare la Sclocco – Si trattava di un incontro pubblico con i dipendenti in cui ho detto che la Majella e Morrone non sta messa bene con 2,8 milioni di debiti, e il commissario ribadito mostrando le carte”.
L’assessore ha anche voluto precisare che “ho ricevuto una richiesta di incontro dei sindaci e li ho voluti incontrare, ho chiamato il commissario Costanzo che ha convocato l’incontro e poi lì ha detto le cifre”.
Non ha più parlato della vicenda con Di Matteo, “non ci siamo confrontati su questo e non abbiamo discusso, non ha deleghe su questi argomenti – ha fatto poi notare la Sclocco con una punta di durezza – Semmai ne discuterò con il presidente D’Alfonso”.
“Non ho fatto altro che constatare la situazione e dire che c’è la volontà di dare una mano e aiutare le persone e garantire i servizi. Ma i problemi di quella società non li ho creati certo io”, la conclusione abbastanza eloquente.





