PESCARA – Dedalus non sarà un fantasma, ma un lentissimo pachiderma forse sì.

Ci riferiamo alla “Rete dei medici di Medicina generale della Regione Abruzzo”, un sistema informatico sviluppato dalle società Dedalus e Telecom Italia con l’Agenzia regionale per l’informatica e la telematica, che consentirebbe a ciascun cittadino utente della sanità abruzzese di avere online la sua personale cartella clinica, ovvero un “fascicolo sanitario elettronico individuale”, sempre aggiornata e accessibile da qualsiasi ospedale, unità di pronto soccorso, medico specialistico. 

Finanziato dal Cipe nel lontano 2005, ai tempi di Ottaviano Del Turco, collaudato nel 2011, costato circa 6 milioni di euro, è ancora bisognoso di alcuni ritocchi, ma potrebbe entrare in funzione tra pochi mesi. Il sistema è quasi pronto, collaudato nel 2011, ed è stato anche utilizzato in alcune sue parti dalla Regione Umbria e dalla Provincia autonoma di Bolzano per l’interfacciare i loro medici di medicina generale. 

A “rievocare” il fantasma  Domenico Longhi, dirigente del Servizio per l’Informazione Territoriale e la Telematica. “Manca una fase di ulteriore di collaudo di componenti aggiuntive per l’interfaccia con le Asl abruzzesi. In questi mesi in vista dell’utilizzo si sono svolte delle riunioni operative. Sono dunque ottimista, e mi aspetto un’accelerazione in vista della sua imminente attivazione”, afferma Longhi ad AbruzzoWeb. 

Longhi però non ritiene corretto parlare di ritardi imputabili alla società realizzatrice e alla Regione Abruzzo, anche se il presidente della Giunta, Luciano D’Alfonso, lo ha definito pochi giorni fa “un fantasma che si aggira per l’Abruzzo, collaudati da uffici regionali e sembrerebbe ad oggi inesistente”.

Parole che hanno offerto su un piatto d’argento al consigliere del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari l’occasione di presentare un’interpellanza che chiede lumi sullo stato del’arte di questo fantomatico progetto.

“Se queste affermazioni dovessero essere confermate – le parole di Pettinari – potrebbero contenere notizie penalmente e contabilmente rilevanti degne di approfondimento”. In attesa che sia lo stesso presidente D’Alfonso a rispondere all’interpellanza,

Intanto, Longhi, cerca di fare chiarezza su alcuni aspetti della complessa vicenda. L’ufficio di Longhi, tra l’altro, in questi anni ha inviato relazione periodiche al Cipe, per monitorare lo stato di avanzamento di Dedalus.

“Sono progetti molto complessi – spiega poi il dirigente – anche in altre regioni italiane la tempistica non è dissimile da quella che registrando in Abruzzo. Le difficoltà maggiori si sono incontrate relativamente alla normativa nazionale sul fascicolo sanitario, e con gli aspetti relativi alla privacy e alla sicurezza dei dati”. Problemi tecnici e non burocratici, dunque.

“Anche il Cipe non ha avuto nulla da eccepire sulla tempistica di realizzazione del progetto”, conclude Longhi.

Evidentemente in Italia e in Abruzzo è normale impiegare 10 anni per attivare un sistema informatico.