L’AQUILA – Giovanni Lolli “è insostituibile” alla vice presidenza della Regione, ma “non si decide solo da soli” e, quindi, dovrà andare dove è meglio per il centrosinistra abruzzese.

Due dichiarazioni, quelle rilasciate dal presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, ai microfoni di AbruzzoWeb, che non dissipano i dubbi sulla possibile candidatura di Lolli a sindaco dell’Aquila nel 2017 e, anzi, contribuiscono ad aumentare la confusione nello scenario, comunque molto prematuro in vista della prossima campagna elettorale.

Il nome di Lolli, ex sottosegretario e parlamentare di lungo corso, 66 anni compiuti venerdì 3, circola come papabile candidato alla successione di Massimo Cialente in grado di mettere d’accordo tutti: se scendesse in campo, ammesso che a quel punto si facessero ancora, alle primarie si correrebbe solo per il secondo posto.

Tuttavia, dopo aver rinunciato mesi fa al rientro in Parlamento come primo dei non eletti al posto di Giovanni Legnini su esplicita richiesta di D’Alfonso, per continuare a gestire in Giunta le crisi industriali, ma soprattutto per far entrare alla Camera il fedelissimo dalfonsiano Gianluca Fusilli, non è sicuro che Lolli voglia mollare la Regione per il Comune, anzi.

Lui circa un mese fa per la prima volta è sembrato aprire all’ipotesi, “se ci sarà una richiesta in tal senso vedremo”, ma è tornato sui suoi passi nel giro di un paio di settimane: “Non ho intenzione di lasciare le cose a metà. non sarebbe serio”. Tutto da capo.

E il governatore non dà una mano a capire. Prima dice di ritenere “personalmente Lolli insostituibile alla guida dei problemi complessi aziendali della Regione Abruzzo come li sta seguendo lui, con passione e con cervello”.

Questo autorizzerebbe a pensare a un niet alla candidatura alla fascia tricolore, e sarebbe una notizia, ma l’aggiunta di D’Alfonso riapre di nuovo i giochi.

“Giovanni merita l’evoluzione che lui desidera e che la comunità politica stabilisce per lui: credo che ragioni esattamente come me – rimarca D’Alfonso – a un certo punto della vita si è parte di un patrimonio collettivo, non si decide solo da soli”.

In condizioni normali sarebbe un’attribuzione di responsabilità al partito, ma il Pd regionale vive una preoccupante fase di silenzio e di vuoto di potere, dopo la nomina alla segreteria del giovane Marco Rapino che ha qualche grattacapo a rapportarsi con delle vecchie volpi come D’Alfonso, Lolli e compagnia.

Alla fine, insomma, quella “comunità politica” che deciderà il destino di Lolli vedrà l’ex sindaco di Pescara tra i primissimi decisori con altri big regionali. E, è il sottinteso, se deciderà di metterlo in campo per le Comunali, da uomo di partito di scuola Pci, dovrà rassegnarsi.

E riprende quota, perciò, l’ipotesi che D’Alfonso voglia favorire questa corsa al Comune capoluogo per liberare la casella di vice presidente in favore di un altro suo braccio destro, quel Camillo D’Alessandro che ha rinunciato nel rimpasto al posto di sottosegretario per salvare gli equilibri della maggioranza e ora ha una cambiale politica da incassare.

Due anni da vice della Giunta sarebbero l’ideale palcoscenico per poter lanciare D’Alessandro alla presidenza della Regione nel 2019, qualora D’Alfonso voglia, come sembra, tentare la carta della carriera parlamentare, contraddicendo quanto dichiarato in campagna elettorale, di voler essere il primo presidente in 40 anni rieletto per un secondo mandato.

Una mossa cui il partito aquilano vorrebbe rispondere, invece, lasciando Lolli alla vice presidenza e provando a candidare lui come futuro governatore se D’Alfonso non cercherà il bis. Insomma, un intrigo.