SPOLTORE – Marina Febo, prima dei non eletti nel collegio di Pescara alle elezioni regionali del febbraio 2019, e consigliere comunale di Forza Italia a Spoltore (Pescara), ha deciso di lasciare il partito, assieme ai consiglieri comunali Andrea Sborgia e Giancarlo Febo.

Lanciando bordate in particolare contro il segretario regionale, il senatore Nazario Pagano, accusandolo addirittura di “gestione medioevale e fallimentare del partito”.

Passo che era nell’aria, dopo che Febo aveva avanzato la propria candidatura ad assessore esterno al posto di Mauro Febbo, estromesso dalla giunta a causa della vendetta della Lega, per non aver appoggiato il salviniano Fabrizio Di Stefano alle comunali di Chieti.

La scelta, avallata dal tavolo nazionale e proposta dal segretario regionale azzurro, è caduta sul consigliere chietino Daniele D’Amario, che se non fosse diventato come assessore esterno, sarebbe tornato a casa, essendo entrato all’Emiciclo come sostituto di Febbo, con il meccanismo della surroga.

Scelta che ha lasciato l’amaro in bocca non solo alla Forza Italia teramana che puntava per un posto in giunta per il sottosegretario Umberto D’Annuntiis, con ingresso in consiglio dell’ex sindaco di Atri Gabriele Astolfi, coordinatore provinciale del partito , ma anche nella Forza Italia pescarese, dove il gruppo in Comune a Spoltore, ha spinto fino ai limiti del possibile per Marina Febo.

Febo ha accusato l’assessore Febbo di “non aver rispettato il  patto di coalizione, non appoggiando come doveva essere il candidato della Lega a Chieti, facendo perdere tutto il centrodestra”.

Febo, insomma, dà ragione alla posizione assunta dal segretario regionale leghista, il deputato Luigi D’Eramo.

Febo ne ha anche per il segretario Pagano, parlando di “gestione personalistica del partito”, accusando anche lui per “il teatrino indegno” a cui si è assistito alle amministrative, dove Fi ha fatto da battitore libero, non solo a Chieti, ma anche ad Avezzano, spianando la strada alla sconfitta elettorale.

“In questi ultimi tempi non è stata mai organizzata una riunione – incalza Febo – ,  non c’è stato nessun coinvolgimento nelle decisioni politiche,  i candidati e i militanti sono  state persone da usare per far portare i voti e poi messi alla porta, mai valorizzati.  I nostri giovani servono soltanto da vetrina per fare una bella immagine.  Il partito invece dovrebbe essere luogo di partecipazione democratica nel quale costruire un progetto di vita comunitaria.  Di conseguenza non condivido una gestione poco trasparente che è a mio avviso molto rischiosa perché non consente a candidati e militanti di controllare come viene di fatto gestito il potere del partito e da parte degli eletti”.

LA DIRETTA