L’AQUILA – Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, è pronto a cambiare la squadra di governo, mettendo mano al rimpasto di Giunta più volte rimandato.

Il governatore abruzzese è alle prese con una maggioranza di centrodestra che da mesi conosce fibrillazioni e mal di pancia, perciò è diventato inevitabile risistemare gli equilibri interni per presentarsi con più alleati possibili alle prossime elezioni regionali, previste tra novembre 2013 e marzo 2014.

Consultazioni, però, che saranno caratterizzate da uno quadro politico in rapida evoluzione, soprattutto dopo il ritorno sulla scena dell’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, un tempo uomo forte del Partito democratico e ora di nuovo in auge dopo l’assoluzione nel processo “Housework” su presunte tangenti in appalti pubblici in cui era coinvolto.

Dentro l’esecutivo regionale le due poltrone più a rischio sono quelle di Gianfranco Giuliante, assessore alla Protezione civile, e di Federica Carpineta, esterna con delega al Personale.

Sul primo pesa il fatto di essersi messo alla testa della fronda degli arrabbiati, diventata operativa con la creazione all’Emiciclo dell’intergruppo di “Presenza popolare” in cui sono confluiti i colleghi di Giunta Angelo Di Paolo (Pdl), Carlo Masci (Rialzati Abruzzo) e Paolo Gatti (Fratelli d’Italia) e il portavoce pidiellino Riccardo Chiavaroli, che sabato scorso si è presentata all’Aquila con la benedizione dell’ex ministro Altero Matteoli.

Ma soprattutto Giuliante sconta l’ormai incomunicabilità con il coordinatore abruzzese del Pdl, il deputato Filippo Piccone, fatto spesso oggetto di strali e di note sarcastiche (celebre quella in cui l’aveva paragonato al dittatore cannibale centroafricano Jean-Bedél Bokassa), in particolare dopo la vicenda della compilazione delle liste per le elezioni politiche, con l’esclusione degli aquilani dalle teste di serie.

L’avvicendamento della Carpineta, invece, è dovuto alla necessità di liberare una delle due caselle destinate agli assessori esterni per fare spazio a un nome gradito ai centristi in cerca di una ricollocazione.

Posto che l’altro componente non eletto della Giunta è Mauro Di Dalmazio, uno degli uomini più fidati di Chiodi su cui il presidente ha deciso di puntare alle regionali, il conto è presto fatto.

Alle spalle di Giuliante e della Carpineta scalpitano in molti: a partire da Luca Ricciuti, che ha presto abiurato il mezzo passo fatto in direzione di FdI dietro la promessa di una ricompensa di peso.

Un altro pretendente è Walter Di Bastiano, che da mesi va chiedendo spazio, come scritto in una lettera riservata inviata a Chiodi agli inizi del dicembre scorso, poi rivelata da AbruzzoWeb, in cui sottolineava il disagio di “quei consiglieri che non hanno avuto alcun riconoscimento del lavoro svolto e degli obiettivi raggiunti”.

Ma c’è pure una “miss X”, cioè la donna che dovrebbe prendere il posto della Carpineta, una poltrona che potrebbe essere data in pasto alla galassia dei centristi, Unione di centro in primis: il capogruppo della Vela, Antonio Menna, è molto polemico con Chiodi ma ha sempre ripetuto che per lui, su ogni altra cosa, vale la disciplina di partito e il riavvicinamento di Pier Ferdinando Casini al centrodestra potrebbe diventare decisivo.

Sempre che gli scontenti di entrambi gli schieramenti non trovino approdo nel progetto a cui sta lavorando sottotraccia D’Alfonso, deciso a fare il candidato presidente con o senza il consenso del centrosinistra ufficiale.

Partendo dall’ossatura del suo “Abruzzo riformista”, l’associazione con la quale ha continuato a intrattenere rapporti con alcuni “nobili decaduti” della politica regionale, vedi gli ex assessori regionali Donato Di Matteo e Marco Verticelli, anche durante lo svolgimento dei processi, D’Alfonso è deciso ad allargare l’orizzonte nei confronti di coloro che si sentono a disagio nelle coalizioni di attuale appartenenza e presentarsi al tavolo delle trattative forte di un peso specifico di rilievo.

La pesca, per il momento, sembra dare frutti soprattutto nel centrodestra: alcuni rumors danno già per avviati i contatti con Masci e Gatti, che andrebbero a presidiare i rispettivi territori, il Pescarese il primo e il Teramano il secondo.

I due godono di un discreto consenso, certificato dai risultati ottenuti dopo lo strappo alle politiche di febbraio, con Masci che, addirittura, aveva deciso di correre in solitaria fuori dalla coalizione di centrodestra.

I movimenti di D’Alfonso non sono sfuggiti a Chiodi, che sta provando a metterci una pezza, e si prepara a offrire visibilità agli alleati, o presunti tali, più traballanti. Alberto Orsini