CHIETI – La Regione Abruzzo cerca personale nella Provincia di Chieti in via di ridimensionamento, a chiamata diretta, per occuparsi di progetti europei.

Lo lascia chiaramente intendere una circolare a firma del presidente della Provincia Mario Pupillo, che però solleva ora le proteste della Cgil Funzione pubblica, che si era già ribellata, seppure solo dopo la segnalazione di un iscritto, contro il protocollo d’intesa del 25 settembre 2015, che dava la possibilità alla Regione di “ricaparsi” i dipendenti, contrariamente a quanto stabilisce la legge Delrio, che ha trasformato le Province in enti di secondo livello, imponendo anche una riduzione del 50 per cento del costo del personale, e poi della legge regionale che l’ha recepita, secondo cui i primi a fare le valige e passare dalla Provincia alla Regione devono essere i dipendenti del Genio civile, della formazione e degli uffici dell’Uma (Utenti motori agricoli).

In base a criteri oggettivi, come l’anzianità, le competenze specifiche e le tutele dovute a difficoltà familiari o disabilità.

Nessuna scorciatoia ammessa per la Cgil funzione pubblica, neanche per mettere su, come è intenzione della Regione, un servizio di europrogettazione con le migliori competenze per non perdere nemmeno un euro dei fondi comunitari, tenuto conto che dopo il 2020 i fondi europei saranno solo a progettazione, non più strutturali, e assegnati d’ufficio.

La circolare a firma di Pupillo premettendo che “si è appreso che la Regione ha necessità di utilizzare probabilmente in ‘avvalimento’ o a ‘comando’, prefessionalità già presenti negli enti di area vasta con esperienza in gestione dei progetti europei”, invita i dipendenti della Provincia di Chieti “entro non oltre il 25 gennaio di far pervenire al sottoscritto una dichiarazione di disponibilità, con specifiche indicazione dell’attività nell’ambito delle a quali è stata maturata la professionalità richiesta. A seguito di tale dichiarazione di disponibilità i dipendenti interessato saranno informati di eventuali sviluppi”.

Una richiesta anomala nella forma, dai toni ipotetici, ma anche nel merito, sottolinea Carmine Ranieri, segretario regionale della Cgil funzione pubblica.

“Questo modo di fare è inaccettabile – commenta infatti il sindacalista – ci sono delle priorità da rispettare, concordate con i sindacati, mentre la lettera presuppone l’attingimento di personale praticamente in tutti i settori compresi quelli che resteranno competenze della Provincia, ovvero viabilità, edilizia scolastica e ambiente e urbanistica”.

Non è la prima volta che la Regione è accusata di voler procedere a selezioni discrezionali nella grande e complessa partita del trasferimento di una ventina di funzioni e relativo personale da Province a Regione, ma anche ad altri enti, come i ministeri e i Comuni.

Un polverone aveva sollevato infatti un protocollo d’intesa firmato il 25 settembre scorso, tra il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, e i quattro presidenti delle Province abruzzesi, volto a “disciplinare l’assegnazione temporanea appartenente alla dotazione organica provinciale con competenze professionali adeguate allo svolgimento di attività connesse a settori di interventi strategici della Regione”.

E che intendeva farlo con “assegnazioni temporanee”, a chiamata diretta da parte del direttore generale della Regione Cristina Gerardis, legate a specifici progetti fissati in 12 mesi prorogabili. Possibilità estesa a dirigenti e impiegati, in cui numero va stabilito “di volta in volta In base alle risorse finanziarie disponibili”.

Dopo la levata di scudi dei sindacati, la Regione e i presidenti delle Province avevano fatto marcia indietro, assicurando che non sarebbe stato applicato. Ma il protocollo non è stato di fatto formalmente cancellato.

Ed ora il sospetto è che tale protocollo non è rimasto come tanti altri nel cassetto, e che sia invece operativo, visto che nella lettera del presidente della Provincia di Chieti, osserva sempre la Cgil, è chiaramente propedeutico alla possibilità di mandare dipendenti alla Regione “a comando”, per periodi limitati e retribuiti dall’ente di provenienza, e su settori non necessariamente interessati al trasferimento in Regione.

“Ci avevano assicurato – protesta Ranieri – che il protocollo che introduceva la possibilità di chiamare con scelte discrezionali il personale non sarebbe stato applicato, e che addirittura era stato frainteso. Del resto era stato approvato prima della legge regionale e degli accordi presi in sede di Osservatorio, che hanno fissato e messo nero su bianco i criteri per i trasferimenti, non dando spazio alla discrezionalità. La lettera di Pupillo sembra ora lasciar intendere il contrario”.