L’AQUILA – “Nello statuto della Regione Abruzzo sono previste due sedi, è un’anomalia che va tolta, ma non ci si riesce”.
Anche se ammette subito la sua impotenza, riapre un argomento morto e sepolto e pericolosissimo il presidente della Regione, Gianni Chiodi, in un passaggio del suo intervento a Sky Tg 24 Economia.
D’altronde in epoca di spending review e di tagli ad alzo zero a tutti i settori, non è detto che non possano essere messe in discussione le certezze cristallizzate da quarant’anni.
Certezze nate da moti di piazza, quelli dell’Aquila dopo quelli di Pescara. Sedi di partito bruciate e tafferugli, mica bruscolini.
Parlando della doppia sede, soluzione di compromesso che se non messi d’accordo ha perlomeno calmato i bollori di tutti, Chiodi l’ha definita per quello che davvero è, “un effetto degli anni ’70, quando ci furono i moti popolari, con barricate e macchine incendiate”.
E poi la bomba: “è un’anomalia che va tolta” anche se, ha chiarito subito, “non ci riesce”.
“Non è solo un atto legislativo, ma è un problema di razionalizzare gli spazi, non è che i dipendenti che sono a Pescara non debbano essere collocati all’Aquila”, ha concluso il presidente.
Una provocazione? Una strategia all’interno della riunificazione delle Province? Chissà. (alb.or.)




