L’AQUILA – “Non poteva iniziare diversamente, il 2012, se non con la grande ‘balla’ di Chiodi: “non abbiamo tassato gli abruzzesi”.

Lo afferma in un intervento il consigliere regionale Idv Cesare D’Alessandro.

“La prima frottola dell’anno – scrive – è perciò del nostro presidente, che ritiene di poter dire tutto e il contrario di tutto, avendo però fallito in ognuno dei suoi compiti: dalla ricostruzione dell’Aquila alla sanità, dalla riduzione degli sprechi allo sviluppo dell’economia”.

Non solo, per D’Alessandro “Chiodi avrebbe potuto parlare dell’azzeramento dei fondi per le politiche giovanili, per gli artigiani, per il commercio, dei pochi spiccioli per i disabili e per il sociale; avrebbe anche potuto dirci perché non ancora arrivano, a distanza di tre anni, i soldi promessi dal governo Berlusconi. Ma non l’ha fatto! Ha avuto, invece, la sfacciataggine di negare le nuove tasse”.

“Da ultimo – prosegue – l’aumento del 10 per cento del bollo auto, che va a sommarsi all’accisa prima messa e poi tolta solo a parole. Tant’è che l’assessore Masci, consapevole della ‘fesseria’ fatta dal Governo regionale, non può far altro che ‘invitare’ i distributori a limare il costo del carburante e rimettersi al loro buon cuore. Gli aumenti dell’Irpef, dell’Irap, dell’Iva, l’imposta sui fabbricati, le tasse sul gas e l’energia elettrica, i pedaggi”, ha poi snocciolato.

“Non una voce contro tutti questi aumenti! Chiodi – ha affermato sempre D’Alessandro – non è stato neppure capace di eliminare – come, invece, ha fatto il governo nazionale, la tassa regionale per il diritto allo studio che ancora grava su chi frequenta l’Università aquilana”.

Per D’Alessandro, “la cosa peggiore è che tutti gli aumenti non serviranno neanche un po’ a ridare fiato alla nostra economia, ma solo a garantire il livello della spesa corrente, il piu’ alto da sempre”.

“Ha omesso di dire, volutamente – chiude il dipietrista – che le riforme annunciate rimangono sulla carta, avendone prorogato di molto l’attuazione. Un cinismo senza pari che gli consentirà di gestire le proprie clientele politiche sino al termine di questa Legislatura. A pagare le spese delle riforme non attuate saranno, però, tutti gli abruzzesi”.