L’AQUILA – A pochi giorni dalla proclamazione degli eletti alle elezioni regionali di domenica da parte della Corte di Appello, e quando già nel centrodestra vincente di Marco Marsilio ci si scontra per la composizione della Giunta, tutti si affrettano a smentire le voci secondo cui agli assessori non potrà spettare lo stipendio base da consigliere regionale, da 6.600 euro, in quanto dovranno, in base alla nuova legge elettorale, sospendersi da questa carica.

Accadrà però che ciascun consigliere ed assessore percepirà un compenso più basso, con un taglio già quantificato in 1.450 euro al mese, in quanto non è consentito un aggravio complessivo dei costi.

L’ ipotesi della rinuncia dell’indenta di carica per gli assessori è stata avanzata alla luce di una interpretazione della legge regionale 51 del 2004, che è stata modificata ad agosto 2018 dalla maggioranza di centrosinistra, e che ha stabilito che  a partire da questa legislatura, chi tra gli eletti sarà premiato con un posto in giunta, sarà sospeso dalle funzioni di consigliere, perdendo anche il diritto di voto.

Al suo posto entrerà il primo dei non eletti del collegio in cui il consigliere, diventato assessore, appartiene, e a cui sarà affidata “la supplenza per l’esercizio delle funzioni”.

Ci saranno insomma all’Emiciclo cinque consiglieri in più, o anche sei, visto che non è obbligatorio nominare un assessore esterno.

A differenza di quello che però accade nei Comuni, nel caso l’assessore esca in un secondo momento dalla giunta, potrà tornare a fare il consigliere, e il “surrogato” se ne tornerà a casa. Sarà cioè disposta “la revoca della supplenza, ed il reintegro nella carica di consigliere regionale”, per l’ex assessore.

Il punto però è quello, non certo secondario, della retribuzione, ovvero se l’assessore potrà comunque percepire il compenso da consigliere, in quanto sospeso da questa funzione. Visto che la legge parla chiaro: la misura non dovrà comportare un aggravio di spesa per gli inquilini del consiglio regionale. Se ci sono sei consiglieri in più come sarà possibile far quadrare i conti?

Il trattamento economico spettante ai consiglieri, giova a questo punto ricordare, si compone di tre voci: la prima è l’indennità di carica, che per tutti è di 6.600 euro lordi mensili. Poi c’è l’indennità di funzione: 2.700 euro lordi mensili per il presidente della Giunta regionale e il presidente del consiglio regionale, 2.300 euro per i componenti della giunta regionale e i vice presidenti del consiglio, 1.800 euro  per i presidenti di commissioni permanenti, speciali, d’inchiesta, della Giunta per il regolamento, per i capigruppo consiliari, per i segretari dell’ufficio di presidenza, e infine 800 euro per i vicepresidenti e i segretari delle commissioni e della Giunta per il regolamento.

Infine c’è il rimborso spese per l’esercizio del mandato, che varia da 4.500 euro al mese per i consiglieri regionali con residenza superiore ai 100 chilometri dal capoluogo di Regione L’Aquila, ai 4.100 euro per coloro che sono residenti nel capoluogo.

L’ipotesi avanzata è dunque come detto che l’assessore dovrà rinunciare ai 6.600 euro di indennità di carica, che spettano solo ai consiglieri. E si dovrebbe accontentare, si fa per dire, dei 2.300 euro dell’indennità di funzione,  più il rimborso spese di massimo 4.500 euro. Per di più l’assessore non potrà ambire di far parte delle commissioni, con ulteriore incremento di compenso. 

C’è però chi ha subito smentito questa ipotesi, bollata come “diceria”: ad una corretta interpretazione della norma, in realtà l’assessore di fatto è un consigliere “sospeso”, infatti se uscirà dalla giunta  potrà tornare a farlo, dopo aver gentilmente invitato il  suo sostituto a lasciare libero lo scranno. Inoltre, se si fa eccezione dell’unico assessore esterno,  tutti gli assessori possono essere tali, solo se prima sono stati eletti consiglieri. Avrebbe infine poco senso retribuire di meno chi ha maggiori responsabilità di governo.

Per non parlare poi delle conseguenze squisitamente politiche: si assisterebbe all’inedita corsa a non fare l’assessore, pur di non vedersi dimezzato lo stipendio.

E come la mettiamo allora con l’obbligo dell’invarianza di spesa?

Semplice: si spalmerà l’aggravio di costo complessivo su tutti i consiglieri, che come detto saranno 5-6 in più.

Si ridurrà cioè proporzionalmente l’indennità di carica, o anche le singole voci delle indennità di funzione, ma anche il rimborso spese per l’esercizio del mandato, in modo tale che non si spenda un euro in più rispetto alla precedente legislatura.

Ma non solo: visto che i consiglieri aggiuntivi avranno diritto a nominare loro collaboratori secondo un budget massimo fissato in 55 mila euro l’anno a consigliere, anche in questo caso si renderà necessaria una riduzione proporzionale di questa voce. Ad avere la peggio alla fine della giostra saranno i gruppi di opposizione, che non potranno come ovvio accedere alla giunta ed aumentare il contingente all’Emiciclo di consiglieri e collaboratori, ma avranno al pari dei colleghi di maggioranza minor budget a disposizione, per i loro stipendi e per lo staff.