L’AQUILA – L’unione fa la forza, anche in agricoltura e nel turismo. Questa la filosofia alla base della legge regionale 93-2015 approvata martedì scorso in Consiglio regionale, che anche in Abruzzo ha istituito i distretti rurali.
Padre della legge, assieme all’assessore regionale Dino Pepe, è il consigliere regionale Lorenzo Berardinetti di Regione facile, presidente della Terza commissione, che si occupa appunto di agricoltura.
La legge non prevede impegni di spesa per la Regione, che attraversa periodi di vacche assai magre, ma i distretti avranno acceso privilegiato, ancora da quantificare, ai fondi europei del Piano di sviluppo rurale.
Ma cosa sono i distretti rurali, e perché dovrebbero risollevare un settore che vive mote difficoltà in particolare nelle aree interne dell’Abruzzo?
Lo dice la legge stessa, sono “sistemi locali caratterizzati da identità storiche e territoriali omogenee, derivanti dall’integrazione tra attività agricole ed altre attività locali (agriturismo, turismo rurale, artigianato, valori legati all’ambiente e alla tradizione contadina, attività turistico-culturali), nonché dalla produzione di beni e servizi di particolare specificità, coerenti con storia e vocazioni naturali del territorio”.
Sono costituti da “enti locali territoriali ed altri enti pubblici, soggetti privati produttivi operanti nell’ambito del distretto, associazioni di rappresentanza della cooperazione, organizzazioni professionali agricole, sindacali e ambientaliste”.
Un’unione che prende la forma di una “società di distretto” a tutti gli effetti, riconosciuta dalla Regione Abruzzo.
“I distretti li dobbiamo pensare simili alla logica delle vecchie comunità montane, o delle Unioni di comuni, eccetto le ovvie differenze – spiega Berardinetti ad AbruzzoWeb – è un territorio che agisce in modo coordinato, dove privati ed enti pubblici elaborano insieme un piano di sviluppo agricolo, turistico e culturale condiviso, intorno a una loro tipicità, caratteristica vincente, con gli imprenditori che riescono a fare economie di scala e moltiplicare collaborazioni e opportunità, competitività”.
Il modello è quello della Toscana, dove i distretti rurali sono stati istituiti nel 2010. Quello della Maremma, in particolare, comprende 45 comuni, anche umbri e laziali, coinvolge un settore agricolo e turistico che rappresenta il 52 per cento dell’intera economia, migliaia di aziende con 39 mila addetti.
E qui la logica di distretto ha portato benefici in termini di promozione evolume di affari, tanto è vero che sta nascendo anche il distretto rurale del Chianti, intorno alla filiera del famoso vino.
E un esempio più prossimo Berardinetti lo prende dal Comune dove è sindaco, Sante Marie, in provincia dell’Aquila.
“Abbiamo deciso l’anno in corso – spiega il consigliere – di promuovere le grotte della Luppa, assieme a quelle di Carsoli e quelle Cappadocia, con un pacchetto turistico unico, coinvolgendo vari soggetti proprio con una logica di distretto. E il successo è stato clamoroso, quasi mille visitatori in estate”.
Ma oltre agli ovvi vantaggi di condividere promozione, circuiti, e anche risorse materiali, “il più grande vantaggio dei distretti rurali – sottolinea Berardinetti – sarà quello di poter accedere a finanziamenti dedicati del Piano di sviluppo rurale, e in generale ad altri canali di finanziamento”.
Allora diventa centrale e decisivo della legge l’approvazione di un Piano di distretto, obbligatorio per ogni Distretto rurale, che dovrà essere poi approvato dalla Giunta regionale.
In esso, spiega la legge, vanno definiti “i processi di coesione e correlazione tra i diversi settori produttivi, la riorganizzazione delle filiere produttive, le azioni di risparmio energetico, le proposte di interventi per l’ammodernamento e la razionalizzazione dei processi produttivi e per la valorizzazione delle produzioni del distretto privilegiando l’utilizzo in forma integrata degli strumenti finanziari disponibili.
E saranno proprio questi piani che potranno consentire ai distretti rurali di accedere ai finanziamenti pubblici.
Nella legge però si sottolinea che “per l’anno 2015, non si prevedono oneri a carico del bilancio della Regione”.
L’ente si impegna poi nell’articolo 2 ad assumersi vari impegni per far decollare questi distretti, come “favorire i processi di riorganizzazione interna del distretto” rafforzando e consolidando il coordinamento e le relazioni tra le imprese”, “sostenere la presenza sui mercati nazionali ed internazionali delle imprese”, ‘’contribuire al mantenimento e alla crescita dell’occupazione”.
Spicca poi la volontà di “valorizzare e incrementare la filiera foresta-legno e la filiera agro-energia con il relativo mercato delle biomasse”.
La Giunta regionale, infine con cadenza biennale, dovrà poi presentare “alla Commissione consiliare competente una relazione annuale con specificato il numero dei distretti rurali, le tipologie dei soggetti aderenti, i progetti, le attività e risorse previsti nei Piani di distretto. Filippo Tronca





