PESCARA – “Dopo decenni di mancanza e di pagamento del piano cave, noi in 18 mesi abbiamo assunto l’impegno e lo abbiamo realizzato”. 

Così il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, questa mattina, in conferenza stampa a Pescara per presentare il nuovo Piano regionale delle attività estrattive (Prae). 

“Si tratta di un piano che contiene regole precise, nel rispetto del territorio – ha proseguito D’Alfonso – Mi ritengo molto soddisfatto, così come lo sono anche per gli altri obiettivi che ci siamo dati in materia di uso del suolo”.

Il governatore infine ha rimarcato: “Sono passati esattamente 30 anni, visto che è dal 1986 che si parla del piano cave. Si tratta di un paradosso che testimonia solo l’impegno che è mancato”.

“Il piano cave, atteso da più di 30 anni, è un provvedimento importante e strategico per la Regione, uno strumento di regolamentazione ispirato al principio dello sviluppo sostenibile. Non ha carattere di piano urbanistico in senso stretto, con aree e concessioni definite a priori, ma fornisce un quadro di regole valide per tutti, in funzione dei vincoli di varia natura presenti sul territorio”, le parole di Mario Mazzocca, sottosegretario regionale con delega alle cave e alle torbiere, che ha illustrato il nuovo provvedimento redatto in collaborazione con Abruzzo Sviluppo Spa. 

Ora il piano sarà sottoposto al Vas e subito dopo inizierà l’iter verso l’approvazione in Consiglio regionale. 

I dirigenti del Servizio regionale preposto e i responsabili di Abruzzo Sviluppo hanno poi snocciolato i numeri, sulla base del censimento svolto nel 2012 e aggiornato nel 2015: in Abruzzo sono attive 265 cave e 2 miniere, mentre i siti dismessi sono 489. 

Le superfici autorizzate, fino al 2015, ammontano a 1.477 ettari (+4,45% rispetto al 2012) e i volumi autorizzati si attestano intorno ai 134 milioni di metri cubi. 

“Questo piano privilegia il completamento dei siti esistenti e in base alle proiezioni che abbiamo, con la situazione attuale, l’Abruzzo è a posto per i prossimi 5-10 anni – ha proseguito Mazzocca -. L’obiettivo è conseguire, nel breve e medio periodo, un miglioramento del livello di sostenibilità ambientale ed economica dell’attività estrattiva, perseguendo il contenimento del consumo del territorio, la razionalizzazione delle metodologie di coltivazione, la qualificazione dei recuperi ambientali e la valorizzazione dei prodotti estratti”.