PESCARA – “In Abruzzo il centrosinistra ha pensato di costruire grandi ospedali, anche in project financing, invece di sviluppare i presidi territoriali per i cronici, e far funzionare il fascicolo elettronico, che rendere bbe la vita di pazienti e medici molto più semplice”. 

A parlare è Gianluca Zelli, leader di Azione Politica, contenitore civico che ha lui stesso ha fondato e che corre con una sua lista nella coalizione di centrodestra  alle elezioni regionali del 10 febbraio.
Zelli, 45enne originario di Poggio Bustone, giovanissimo consigliere comunale di Forza Italia a Rieti dal 1994 al 1998, è affermato imprenditore, fondatore di Humangest, azienda con 42 filiali e una direzione commerciale a Milano, ma con il cuore a Pescara, dove Zelli da tempo vive e ha messo su famiglia.

Gianluca Zelli, prima di tutto, come definirebbe Azione politica? 

Siamo nati da due anni, siamo un movimento autenticamente civico, l’unico, oserei dire,  davvero in campo in questa tornata elettorale abruzzese. Siamo partiti cercando di andare sui territori, lavorare con gli amministratori locali, pere colmarne un vuoto lanciato dai partiti. Non rinneghiamo i partiti, ma siamo complementari ad essi. Vogliamo essere un ricambio generazionale competente della classe politica

Anche voi insistite molto sulle politiche sanitarie: qual è la ricetta che proponete?

Ovvio, la sanità compre quasi tutta la spesa della regione. Proponiamo l’opposto di quello che hanno cercato di fare il centrosinistra in questi quattro anni e mezzo. Loro volevano investire su gradi ospedali, da realizzare anche in project financing. Noi vogliamo sviluppare la sanità del territorio. Gli ospedali delle città capoluogo devono sviluppare le eccellenze, tutto il resto deve lavorare sulla cronicità, che rappresenta l’80 per cento dei ricoveri, che può essere gestita in strutture ospedaliere diffuse ne territorio, come avviene in Lombardi, Veneto ed Emilia Romagna. In quest’ultima un buon modello è rappresentata dagli ospedali di comunità, con una preponderanza di dotazione infermieristica e assistenza medica. Lo si può fare anche in Abruzzo, senza chiudere nessun ospedale periferico e considerato minore, che va semplicemente riconvertito

E’ contrario anche al project financing per il nuovo ospedale di Chieti?

Si, perché non risolve nulla, essendo un azione di accentramento. Si dovrebbero spendere oltre 200 milioni, i privati potrebbero essere coinvolti in altri progetti,  secondo la strategia che ho delineato, ovvero l’offerta sanitaria per cronici sul territorio. Invece l’ospedale di Chieti andrebbe semplicemente  potenziato nella sua efficienza, come polo di eccellenza 

Altro vostro cavallo di battaglia è il fascicolo sanitario…

In Abruzzo siamo all’anno zero, è ancora un oggetto sconosciuto. Eppure potrebbe semplificare e di molto al filiera della cura. Oggi le cartelle cliniche sono ancora cartacee, occorre fare file estenuanti e telefonate per ottenerne copia prima di andare a fare una visita, perdendo giornate preziose.  E invece la cartella clinica potrebbe essere disponibile on line, disponile ovunque con un click, e costantemente aggiornabile, dal medico di famiglia, dagli specialisti, dai fisioterapisti. In Lombardia si prenotano visite mediche con un app, qui ci sono medici che non hanno nemmeno il computer. In Abruzzo se ne parla da anni, ma non c’è ancora l’infrastruttura tecnologica ed informatica per farlo. Hanno pensato ai grandi ospedali, e non ci si è concentrati su  misure che potrebbero da subito migliorare. 
In Abruzzo poi subiamo, per i farmaci, una spesa maggiore rispetto ad altre regioni: 201,3 euro a fronte di quanto accade in Emilia Romagna con 132 euro. La Regione Abruzzo infine sta accumulando ‘enormi ritardi’ nel Piano di riqualificazione, e nessuno degli obiettivi fissati risulta completato.  

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