L’AQUILA – Si gioca tutta a Roma la partita per la ricandidatura a governatore dell’uscente Gianni Chiodi, nome di punta di Forza Italia in Abruzzo.
L’investitura, data per certa fino a qualche settimana fa in virtù dell’endorsement natalizio di Silvio Berlusconi, che in una nota ufficiale aveva annunciato “il pieno sostegno” a Chiodi, ha subito un brusco stop a seguito dell’inchiesta della procura di Pescara dai risvolti pruriginosi che ha investito la Regione.
Nel mirino della magistratura sono finiti lo stesso presidente, otto assessori su nove della sua Giunta (si è salvato solo Giandonato Morra), e molti rappresentanti dell’Emiciclo di maggioranza e opposizione, accusati di un uso disinvolto dei soldi pubblici nel corso delle missioni istituzionali attraverso rimborsi spese ritenuti illegittimi.
LO STALLO DOPO “RIMBORSOPOLI”
Nel pieno della bufera giudiziaria, inoltre, sono emersi particolari di una relazione extraconiugale tra Chiodi e la consigliera di parità Letizia Marinelli che ha fatto parlare anche la stampa nazionale.
Una vicenda che ha messo a dura prova la tenuta della coalizione e la cui eco è arrivata fino ai palazzi della Capitale, dove lavorano gli sherpa forzisti incaricati di trovare la quadra tra ambizioni e sgambetti in vista della prossima tornata elettorale del 25 maggio che tra amministrative (in Abruzzo si vota a Pescara e Teramo), regionali ed europee, misurerà il gradimento del corso inaugurato dal partito dopo l’implosione del Popolo della libertà e la scissione consumata con i “cugini” del Nuovo centrodestra.
BERLUSCONI È CONVINTO, LE ‘SECONDE FILE’ NO
Di fatto il flirt tra Silvio Berlusconi e Chiodi non si è mai interrotto, prova ne è la paginata che il quotidiano di famiglia Il Giornale ha dedicato ai risultati della gestione dei conti abruzzesi, ma nell’entourage del Cav, in particolare tra quelli che si stanno occupando delle questioni di provincia, c’è chi ha mostrato qualche resistenza.
Il leader forzista, infatti, in questi giorni è impegnato nelle trattative con il premier incaricato Matteo Renzi (Partito democratico) sulla nascita del nuovo governo e sulla piattaforma delle riforme, a partire da quella elettorale, promessa dal sindaco di Firenze, quindi ha girato la patata bollente dell’Abruzzo alle seconde file, che ancora non sciolgono la riserva.
FI UFFICIALIZZA BRUCCHI MA RESTANO I NODI SU PESCARA E REGIONALI
Che i giochi non siano chiusi lo dimostra il fatto che ieri il neo coordinatore di Fi e presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano (anche lui coinvolto nella “rimborsopoli” per aver ospitato tre donne in albergo in altrettante occasioni senza dichiararlo), ha ufficializzato il solo via libera per il sostegno alla corsa per il mandato bis del primo cittadino di Teramo, Maurizio Brucchi, senza fare cenni altre altre due spine: le amministrative di Pescara e, appunto, le regionali.
Anche nella città adriatica, infatti, non mancano i problemi: da un lato Fi vorrebbe puntare di nuovo sul “suo” Luigi Albore Mascia, attuale sindaco, mentre il Ncd spinge sul presidente della Provincia, Guerino Testa, e ha proposto il metodo delle primarie per scegliere il pretendente alla fascia tricolore. Un’idea che ha fatto storcere il naso ai forzisti romani, propensi piuttosto a tastare gli umori dell’elettorato attraverso i sondaggi, un cavallo di battaglia berlusconiano.
Se non ci saranno le consultazioni della base, però, l’eventualità più volte ventilata è che Testa scenda in campo lo stesso, mandando in frantumi il rapporto già teso con gli alleati.
Un quadro che testimonia chiaramente la fase caotica che sta vivendo l’intero centrodestra e che rischia di dare l’impressione di un Chiodi ridimensionato e isolato e che deve fare i conti con altre questioni irrisolte.
I NODI DA SCIOGLIERE: UDC E NUOVO CENTRODESTRA
Da un lato il presidente subisce le pressioni del Ncd, che è disponibile a dare il suo appoggio ma non può farlo finché dalla Capitale non si pronunciano, tanto che ha provato a forzare la mano facendo circolare i nomi di potenziali concorrenti quali l’ex segretario regionale pidiellino e deputato Filippo Piccone (ma è ineleggibile in quanto sindaco di Celano, comune con più di 5 mila abitanti) e della coordinatrice abruzzese, la senatrice Federica Chiavaroli, in verità tutta concentrata sulla sua attività di parlamentare e di organizzatrice sul territorio regionale del partito. inoltre, a livello nazionale, le frizioni sul “Renzi I” tra Fi e Ncd potrebbero complicare il confronto, portato avanti dalle fazioni più “dialoganti” dei due fronti.
Dall’altro non sa la strada che prenderà l’Unione di centro: la linea nazionale decisa dal congresso è per l’accordo con il centrodestra, ma anche in questo caso le resistenze si sprecano, su tutte quella del capogruppo all’Emiciclo, Antonio Menna, mai troppo tenero con Chiodi, mentre è certo che la Vela dovrà dire definitivamente addio al consigliere di amministrazione Rai Rodolfo de Laurentiis, già in moto per preparare una formazione civica a sostegno del vincitore delle primarie del centrosinistra del 9 marzo, molto probabilmente l’ex sindaco di Pescara del Pd Luciano D’Alfonso.
CAOS FORZA ITALIA IN PROVINCIA
Ci sono, poi, i nodi legati all’assetto di Fi a livello periferico: Pagano non ha ancora designato i quattro vice coordinatori regionali e neanche i responsabili provinciali, passaggio propedeutico alla compilazione delle liste.
Un tema che sta agitando particolarmente l’Aquilano, dove i pretendenti in lizza sono decisamente di più dei quattro posti disponibili (gli altri tre devono essere assegnati a donne): a fianco degli uscenti, Gianfranco Giuliante, Emilio Iampieri e Luca Ricciuti, avanza prepotente il nome di Antonio Morgante, capo segreteria di Chiodi in Regione.
A rimanere a bocca asciutta sarebbe il capogruppo al Comune dell’Aquila, Guido Liris, uno che nei passaggi elettorali ha sempre dimostrato di avere le carte in regola facendo incetta di preferenze. La prospettiva di correre con la lista del presidente, cosa che gli è stata proposta, non lo alletta più di tanto, stante lo spauracchio del quorum che potrebbe non raggiungere o che potrebbe essere appannaggio di zone, vedi il Teramano, dove gli uomini di Chiodi sono molti di più e meglio attrezzati.
Resterebbe scoperto, inoltre, l’area di Sulmona, che potrebbe essere “risarcita” con la nomina della vice presidente della Provincia dell’Aquila, Antonella Di Nino, a capo del coordinamento attualmente retto da Alfonso Magliocco, fedelissimo di Giuliante.
L’ATTACCO DI GIULIANTE
L’assessore regionale alla Protezione civile non ci pensa proprio a perdere il controllo del partito e ha lanciato dei messaggi precisi, in primis a Chiodi, attaccato duramente sabato con un comunicato in cui, nel denunciare “lo stallo” di Fi, ha parlato di “un’attenta regia” del governatore “che ha contaminato le adesioni ai diversi partiti di maggioranza dei singoli consiglieri e amministratori locali” funzionale “al disegno di un secondo mandato regionale”.
“Oggi – ha aggiunto Giuliante con riferimento all’inchiesta sui rimborsi – in rapporto alla situazione completamente diversa che si è determinata, la squadra oltre che inebetita sembra paralizzata”.
“L’aver ridotto a Chiodi l’unico riferimento sta facendo sì che un accadimento opacizzante rischi di far saltare il banco – ha detto ancora l’esponente aquilano forzista – lasciando in piedi solo orfani storditi o inconsolabili vedovi alle prese con l’elaborazione del lutto”.
Affermazioni che hanno fatto drizzare le orecchie agli addetti ai lavori: non è un mistero che Giuliante sia il “pretoriano” abruzzese dell’ex ministro Altero Matteoli, responsabile nazionale dell’organizzazione di Forza Italia e delegato per le questioni elettorali, cioè colui che si siederà, insieme a pochi altri, al tavolo che deciderà la sorte di Chiodi.




