L’AQUILA – Le voci di un rinvio delle elezioni regionali abruzzesi, sempre più insistenti negli ambienti politici e oggetto di pressing romani sul governo, non trovano ad oggi conferma negli apparati burocratici chiamati a gestire logisticamente l’appuntamento elettorale del 10 febbraio prossimo.

Da quanto si apprende dagli uffici del Consiglio regionale, infatti, dove sono già state impegnate somme non indifferenti e si è dato avvio a vari adempimenti, come la redazione del manuale destinato ai seggi e la sottoscrizione di un contratto con una piattaforma online anti hackeraggio, non c’è alcuna possibilità da parte dell’esecutivo nazionale di deliberare un rinvio, che rappresenterebbe una violazione dell’autonomia regionale in materia.

I timori di un voto in pieno inverno sono legati soprattutto al fatto che gran parte dell’Abruzzo è costituito da centri montani e non più tardi dello scorso anno, una nevicata di proporzioni difficili da dimenticare non solo ha messo la regione in ginocchio provocando persino vittime, ma ha lasciato comuni isolati per giorni. Inoltre, non è irrilevante la spesa, stimata in circa dieci milioni di euro a carico delle già povere casse della Regione, che in caso di accorpamento delle elezioni con quelle amministrative ed europee potrebbe essere risparmiata.

Ma è la stessa campagna elettorale, con tutti gli adempimenti di rito compresa la presentazione delle liste, i cui termini scadono il 10 gennaio, che sarebbe fortemente penalizzante per tutti, vivendo il clou tra le festività natalizie e quelle di fine anno, e il mese di gennaio.

Difficoltà di cui sono consapevoli anche le forze di opposizione, che all’indomani delle dimissioni del presidente Luciano D’Alfonso, costretto a lasciare per la sopraggiunta incompatibilità con la carica di senatore del Pd, hanno chiesto di votare a novembre, minacciando, come nel caso di Forza Italia, anche ricorsi al Tar, alla fine mai presentati, contro la scelta del 10 febbraio.

L’ipotesi del rinvio, tuttavia, è stata smentita già nei giorni scorsi dal presidente reggente della Regione, Giovanni Lolli, che il 22 settembre scorso, d’intesa con la presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, Fabrizia Francabandera, e sentito il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, non senza polemiche delle opposizioni che chiedevano di votare a novembre, ha fissato le elezioni al 10 febbraio 2019.

Nel 2014, come si ricorderà, l’Abruzzo tornò al voto sei mesi più tardi rispetto alla fine della legislatura, che scadeva nel dicembre 2013, essendosi votato nello stesso mese del 2008: in quel caso, ci fu una relazione dell’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano che auspicava l’accorpamento delle elezioni regionali con l’election day della primavera successiva. Una relazione di cui prese atto il Consiglio dei ministri e, di conseguenza, l’allora presidente della Regione, d’intesa con il presidente della Corte d’Appello e il presidente del Consiglio regionale, fissò il voto a primavera.

Stavolta, però, la fissazione della data è già avvenuta, e una revisione di quella scelta – spiegano sempre gli uffici del Consiglio regionale – non avrebbe fondamenti giuridici e, anzi, qualora dovesse arrivare dal governo o addirittura con un atto monocratico del ministro degli Interni, come paventa qualcuno, lederebbe l’autonomia costituzionale della Regione. (m.sig.)