PESCARA – “Non c’è stata in questi anni in Abruzzo una politica di riforma, ma solo una politica di clientela e di ricerca affannosa del consenso che poi è venuta a mancare. Giovanni Legnini è la continuità con il governo d’Alfonso, con tutta la sua giunta, ovvero di un disastro bocciato dal senso comune degli abruzzesi”.

A parlare è Lorenzo Sospiri, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale e ricandidato con gli azzurri nel colegio della provincia di Pescara, a sostegno del candidato della coalizione del centrodestra Marco Marsilio. 

Lorenzo Sospiri, che bilancio possiamo tracciare di questi cinque anni da protagonista all’opposizione del governo di centrosinistra? 

Siamo convinti che i cittadini abbiamo apprezzato il nostro impegno. Forza Italia è stata la vera e unica opposizione. Sono state oggetto delle nostre battaglie, le questioni che oggi  sono temi universalmente riconosciuti, come lo scadimento dei servizi sanitari, il modo in cui i nostri comuni hanno dovuto affrontare il maltempo, le condizioni penose delle nostre strade, la situazione dei porti e delle autostrade. Temi che saranno dopo il 10 febbraio al centro della nostra agenda di governo.

Quali sono le priorità dal punto di vista infrastrutturale? 

Per quanto riguarda le infrastrutture il nostro impegno anche dall’opposizione ha portato già qualche risultato: grazie al nostro senso di responsabilità è stata approvata ad esempio una legge che permette di promuovere l’Abruzzo nel mondo tramite i vettori aerei che partono ed arrivano nel nostro scalo. L’aeroporto assieme al porto di Ortona è l’infrastruttura più importante della nostra regione, che vanno potenziate urgentemente. In particolare nel nostro aeroporto devono decollare e atterrare molti più aerei, e per far questo va garantita la messa in sicurezza della pista, allungandola come prescrive l’Anac.

Quali grandi riforme sono venute a mancare i questi anni, dal vostro punto di vista? 

Non c’è stato il miglioramento della macchina burocratica, non c’è stato uno snellimento legislativo che permetta ad un imprenditore di operare in modo più semplice e agevole nella nostra regione, non c’è stata una riforma sanitaria capace di garantire efficienza. Hanno solo ridotto i presidi di sanità senza aumentare l’organizzazione territoriale. Le aree interne sono rimaste scollate dalla costa, e la costa ha subito pesantemente la crisi. Insomma non c’è stata una politica di riforma, ma solo una politica di clientela e di ricerca affannosa del consenso che poi è venuta a mancare. 

Molti candidati, di tutti gli schieramenti dicono che le aree interne sono state per anni penalizzate, a discapito della costa, che ha attratto denari e attenzioni. C’è chi dice anche di farla finita con la Regione “bicefala”, e propone di portare tutte le sedi regionali a L’Aquila. Lei da pescarese doc, cosa risponde? 

Tutte sciocchezze, i soldi non sono andati a nessuno, sono rimasti nel cassetto. Ci sono 100 milioni del Piano di sviluppo rurale che rischiano il disimpegno, il Masterplan è un grande ammasso di carte e promesse. L’Aquila è il nostro capoluogo di Regione e noi lo sappiamo perfettamente. Ma il punto vero è un altro: questi temi appartengono al secolo scorso, oggi viviamo una competizione nazionale, europea e globale. L’Aquila non va avanti senza Pescara, e Pescara non va avanti senza L’Aquila. Pensiamo a competere con il resto del mondo e non tra di noi, perché siamo tutti abruzzesi.

Sicurezza e immigrazione, uno dei suoi cavalli di battaglia, qual è da questo punto di vista il suo impegno, tenuto conto che la Regione ha da questo punto di vista poteri limitati? 

Sicurezza è tante cose, e anche contrastare il lavoro nero dove si annida lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, e va contrastato fortemente. Dobbiamo rendere le fasi dell’integrazione effettiva a favore degli immigrati che hanno diritto a restare, gli altri invece vanno espulsi. Dove sono infatti tutti quelli che abbiamo accolto in questi anni, usciti dal sistema dell’accoglienza? Noi i consiglio regionale abbiamo dato battaglia per aprire in Abruzzo un centro di raccolta unico per le emergenze al fine poter distinguere tra chi scappava da guerre, carestie e persecuzioni oltre che i minori, che meritano l’accoglienza, e tutti gli altri che, ripeto, devono essere espulsi 

Un giudizio sugli altri candidati presidenti, Giovanni Legnini, del centrosinistra, Sara Marcozzi del Movimento 5 stelle e Stefano Flajani, Casapound?

Legnini è la continuità con il governo D’Alfonso, con tutta la sua giunta, ovvero di un disastro bocciato dal senso comune degli abruzzesi. Marcozzi, che in questi anni ho avuto come collega in opposizione, non mi pare sia pronta per governare questa regione. Il candidato di Casapound non lo conosco, non l’ho potuto apprezzare politicamente, ma il senso di insicurezza che i cittadini vivono ogni volta girano per le nostre strade non va sottovalutato.

redazionale