L’AQUILA – “Luciano D’Alfonso ha perpetrato scientemente la distruzione della cultura in Abruzzo, potendo contare sulla silente connivenza dei consiglieri regionali di centrosinistra, che solo ora, in campagna elettorale, ne scoprono l’importanza”.
A denunciarlo è il candidato di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale, Guido Quintino Liris nel corso dell’incontro di questa mattina con le istituzioni Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) della regione.
“Dichiarare la volontà di ripristinare l’assessorato regionale alla cultura, dopo aver coperto il delitto politico e amministrativo di D’Alfonso, vanifica il proposito – incalza il vice sindaco – da parte mia, invece, forte anche del programma di mandato del centrodestra, dichiararlo significa avere bene in mente come la cultura sia strategica per lo sviluppo dell’Abruzzo e che per nessun motivo potrei tradire questo convincimento. Il 2020 è vicino, questa scadenza segnerà la fine dei fondi Cipe che hanno rappresentato una significativa boccata di ossigeno per le istituzioni Fus e per gli effetti indotti rispetto alle realtà culturali del territorio”.
“Questo prossimo scenario ci preoccupa, ma nello stesso tempo ci deve aiutare a riflettere su cosa si può fare – propone Liris – Penso alla possibilità di un confronto nazionale, per una proroga e per sostenere un’uscita morbida dal sostegno economico del Cipe. Un altro aspetto da non sottovalutare è quello di mettere a sistema gli enti culturali creando delle reti di collaborazioni dirette. Nel nostro programma mettiamo in evidenza il binomio turismo-cultura, strettamente collegato allo sviluppo della filiera agroalimentare e delle tipicità territoriali, che dovranno stimolare la progettualità con criteri di premialità, così da proiettare l’Abruzzo verso un modello virtuoso a favore della crescita del Pil”.
“Mi piacerebbe, inoltre, pensare agli stati generali della cultura, come un appuntamento periodico per verificare insieme il raggiungimento degli obiettivi individuati. La cultura, sottolineo di nuovo, è un comparto strategico – conclude Liris – che non può essere mortificato. Penso alle leggi regionali a sapore elettorale. A proposito di provvedimenti fini a sé stessi, non posso non menzionare quella sul capoluogo di regione, vuota di contenuti e di stanziamenti”.




