L’AQUILA – “Democrazia solidale nasce dal basso, dal protagonismo sociale sul territorio, da realtà che si occupano di sport, volontariato, solidarietà, invertendo il percorso che fanno i partiti andando a pescare nella società civile”.

Così Mario Giro, già vice ministro degli Esteri nei governi Renzi e Gentiloni, tra i leader nazionali di Democrazia solidale, movimento che fa capo al mondo dell’associazionismo cattolico, che in Abruzzo sostiene la candidatura alla presidenza della Regione di Giovanni Legnini con la lista Centristi per l’Europa-Solidali e popolari.

“Per noi la priorità è il sociale in senso ampio, dalla a di alzheimer alla z di zone interne, e l’ambiente”, dice in un’intervista ad AbruzzoWeb, “Legnini ci ha chiesto di partecipare e abbiamo accettato, la sua è una personalità il cui spessore è fuori discussione, anche per la serietà con cui ha svolto ruoli istituzionale di altissimo livello”.

Giro non risparmia però critiche al Partito democratico: “La smetta di voler essere egemonico – dice – Legnini ha il grande merito di aver costruito un’ampia coalizione non imperniata sul Pd, ma ho sentito qualcuno che con il solito modo irrispettoso e irriguardoso ha fatto appello al voto utile, ebbene pensasse a contrastare gli avversari anziché gli alleati”.

Democrazia solidale, precisa poi Giro, “è una forza ecumenica aperta a tutte le esperienze, non solo cattoliche ma anche laiche, protestanti, agnostiche”.

“Contrapponiamo uno stile ragionato e pragmatico, concreto, che risolva i problemi, al rimpallo delle grida e delle urla continue – aggiunge in riferimento alle forze di governo – per questo le amministrative per noi sono molto importanti, in Abruzzo si è dato vita ad un esperimento molto interessante e la tradizione sociale dell’Abruzzo è ben nota”.

“Il sovranismo ha già dato un pessimo esempio di sé nella storia dell’Itlia, ci ha portato alla guerra – aggiunge Giro – sui populismi si può discutere, ci sono cose che rispettiamo, come il tentativo di rispondere alla mancanza di lavoro, altre cose abbastanza improvvisate ma attualmente i populismi sono alleati coi sovranisti, bisogna quindi cercare nella società stessa le soluzioni ai problemi che abbiamo, anziché urlare sui social”.

Sul “decalogo” di monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, che ha invitato i cattolici a scegliere chi predilige inclusione e solidarietà, Giro fa osservare: “È uno dei migliori vescovi italiani, una personalità pastorale di grande spessore, il suo discorso non va semplificato come ha invece fatto Marsilio“.

“Forte ha voluto dire che ci vuole vero protagonismo delle persone comuni nella risoluzione dei problemi”, aggiunge Giro, “se uno è superficiale e la prende come posizione politicistica vuol dire che non sta a sentire, capisco che Forte è talmente di spessore che bisogna riflettere sulle sue parole, ma consiglierei un minimo di prudenza”.

Sul candidato governatore del centrodestra, poi, Giro diche che “non so quanto sappia dell’Abruzzo, io sono romano come lui ma non abbiamo presentato candidati romani. In provincia dell’Aquila ad esempio nella nostra lista c’è Alfonso D’Alfonso, imprenditore ben noto, persona stimabile e stimata e conosciuto per essere un pragmatico”.

Sulla disputa legata allo scudo crociato, che la rinata Democrazia Cristiana di Gianfranco Rotondi ha riesumato collocandolo nel centrodestra non senza frizioni con gli alleati, Giro fa osservare come “sono polemiche di altri tempi, è patrimonio comune e lo abbiamo consegnato alla storia, se ne occupino gli storici. Sono questioni che non hanno nulla a che vedere coi problemi degli abruzzesi”.

“Non è più il tempo degli schieramenti identitari”, conclude, “la nostra parola ordine è solidarietà, in Abruzzo col terremoto dobbiamo guardare all’Appennino con grande attenzione per non farlo spopolare, ed è strategico per tutta Italia, a cominciare dal Tosco-emiliano fino alla Calabria la musica non cambia”.