L’AQUILA – “Qualora dovessi vincere le elezioni, nei primi 90 giorni doteremo l’Abruzzo di una legge regionale obiettivo con tre priorità assolute: riqualificazione dei fiumi e nuova captazione dell’acqua; strumenti per una alleanza regionale con gli imprenditori; rivoluzione nei trasporti”.
È quasi l’esordio da candidato alle primarie per il centrosinistra di Luciano D’Alfonso, il quale incassa la seconda assoluzione in dieci mesi per i suoi guai giudiziari.
L’ex sindaco di Pescara scalpita e vuole tornare il prima possibile nell’agone politico e ripete che “l’Abruzzo che ho in mente deve ripartire dalla montagna, dai piccoli Comuni e dalla tutela del territorio – prosegue D’Alfonso – ma dobbiamo permettere alle imprese di lavorare e alla gente di curarsi, studiare e muoversi sul territorio”.
“La mobilità – dice ancora – è una emergenza regionale”.
“Battere il centrodestra? Prima di tutto bisogna battere i problemi dell’Abruzzo, e in maniera laica dico che accetterò ogni contributo, anche dal centrodestra. Per la prima volta in Abruzzo, se vincerà il centrosinistra, porteremo in campo un concetto di ‘regionalismo’, una attenzione alla bellezza che Dio ci ha dato in questa regione – prosegue D’Alfonso – per fare questo dovremo ‘facilitare’ un’intera regione, rendere a imprese e persone la vita più facile. Qualora dovessi essere eletto prometto che nessuno sarà lasciato solo”.
D’Alfonso lavora da tempo alla campagna elettorale, non si contano più gli incontri tra pubblici e privati cui ha dato vita e quando gli si chiede delle strategie future risponde che “il centrosinistra sarà un’alleanza tra liste e movimenti, partiti, ma soprattutto con i territori protagonisti. Si candideranno molti amministratori locali con l’obiettivo proprio di riportare al centro dell’attenzione gli interessi locali”, conclude D’Alfonso.
La vittoria processuale di D’Alfonso arriva il giorno prima gli interrogatori in Procura a Pescara, sui falsi rimborsi, dell’attuale presidente della Regione, Gianni Chiodi candidato di Forza Italia per le regionali del prossimo 25 maggio, del presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, e di alcuni assessori, nell’ambito dell’inchiesta che vede indagate 25 persone.





