L’AQUILA – Il centrosinistra ora preme sull’acceleratore: dopo il “fatidico” sì dell’ex vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, si lavora a testa bassa su liste e programma e nell’ambiente politico non si nasconde un certo entusiasmo per sentirsi nuovamente in ballo, in una partita che fino ad oggi sembravano giocarsi centrodestra e Movimento cinque stelle.

Ora i maggiori nodi da sciogliere sono all’interno del Partito democratico, che come svela il segretario regionale Renzo Di Sabatino ad AbruzzoWeb, con l’evidente intento di arginare in qualche modo la caduta libera del partito più importante della coalizione, potrebbe essere presente con un simbolo ridisegnato: “Dobbiamo sciogliere il nodo legato al fatto che ora c’è un progetto più ampio – dice – è possibile che non ci sia il simbolo secco, ma che richiami la presenza di Legnini. Anche se non è l’abiura di nulla”.

Ma tra gli ostacoli da superare, per Legnini c’è anche l’ingombrante presenza di Luciano D’Alfonso, governatore costretto a lasciare nell’agosto scorso per la sopraggiunta incompatibilità con la carica di senatore del Pd, che secondo i bene informati avrebbe una lista civica pronta ma che non è affatto scontato riceva il via libera.

“C’è un progetto completamente nuovo, ci sarà una proposta nuova rispetto a quella precedente che vedeva il Pd come baricentrico, su questo chiederemo la fiducia agli abruzzesi. Se mi guardo intorno l’unico progetto è questo, agli altri degli abruzzesi frega poco. Uno è stato scelto online arrivando anche secondo, un altro è stato scelto da tre persone a Roma. Credo che avremo modo di discutere”, afferma Di Sabatino con riferimento al candidato governatore del Movimento cinque stelle, Sara Marcozzi, e a quello, ancora in pectore, del centrodestra, Marco Marsilio, senatore di Fratelli d’Italia.

Il segretario ha convocato una nuova direzione regionale per il 17 dicembre prossimo, mentre a livello provinciale si iniziano a comporre le liste: già ufficializzate ricandidature di uscenti come Luciano Monticelli e Sandro Mariani nel teramano e Pierpaolo Pietrucci nell’aquilano, mentre fuori dal Pd c’è chi è certo di riproporsi, come Mario Olivieri di Abruzzo Civico, ma aspetta di vedere le mosse del suo alleato, il consigliere Andrea Gerosolimo, tentato dal centrodestra anche se proprio in un’intervista a questo giornale ha smentito.

Con la discesa in campo di Legnini, sono pronti a ricandidarsi anche Maurizio Di Nicola di +Europa, quattro anni fa eletto con Centro democratico che ci avrebbe rinunciato se non ci fosse stato l’ex vice presidente del Csm, e Lucrezio Paolini, eletto con l’Italia dei valori e oggi con Civica Popolare della Lorenzin.

“Posso assicurare che non è stato facile”, dice Di Sabatino a proposito della scelta di Legnini, “se tanti lo hanno corteggiato, altrettanti hanno provato a dissuaderlo”.

“Se la strada resta in salita? Rispetto alla posizione di partenza, cioè i risultati del 4 marzo e i sondaggi degli ultimi mesi, stiamo molto meglio”, afferma il segretario, “rispetto a due mesi e mezzo fa, oggi c’è un terzo polo assolutamente in partita, competitivo e addirittura in una posizione di vantaggio”.

Di Sabatino pone l’accento sull’esercito di sindaci, circa 160, che dalle colonne del Centro hanno lanciato un appello a Legnini, che si è rivelato determinante nella scelta dell’ex vice presidente del Csm: “Sono amministratori di varie estrazioni e senza tessera di partito, a loro è stato chiesto, non sono stati obbligati. Qualcuno non ha aderito perché ha detto ‘Poi magari neanche ti candidi!’ E lo abbiamo rispettato”.

Un esordio, quello di Legnini candidato presidente, caratterizzato da un primo passo falso, almeno dal punto di vista mediatico, visto che il comunicato di annuncio è arrivato solo a poche redazioni, e che già l’endorsement dei sindaci era stato annunciato attraverso un solo quotidiano, escludendo il resto dei media abruzzesi.

“Sappiamo benissimo che siamo in difficoltà”, ammette d’altro canto il segretario del Pd, “ma stiamo provando a costruire qualcosa di nuovo e che parta dagli errori del passato, in questo momento sarebbe perdente dire che con Legnini allarghiamo il campo, facendo il contrario si può invece giocare una partita”.

“Il Partito democratico è sicuramente necessario ma non sufficiente – aggiunge – da soli sappiamo benissimo che non andiamo da nessuna parte”.

Ma da Di Sabatino arriva anche un avvertimento agli alleati: “Noi non porremo veti, ma nessuno può porli sui nostri candidati”. Il messaggio è rivolto soprattutto a quella componente di Liberi e uguali che negli ultimi mesi ha storto il muso all’ipotesi che a guidare la coalizione, in caso di niet di Legnini, potesse essere uno tra l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci e il deputato Camillo D’Alessandro, considerati troppo vicini e in continuità con D’Alfonso.

“Il governo regionale non è stato monocolore Pd”, fa osservare il segretario, “quindi così come si deve chiedere conto a Paolucci, Pepe e gli altri, si deve chiedere anche a quelli che fanno un po’ più i sostenuti”.