L’AQUILA – Difficile da digerire all’inizio, ma oramai rispettata da Forza Italia e Lega abruzzesi, anche se gli azzurri continuano a chiederne una revisione ai vertici nazionali, la decisione di affidare l’Abruzzo a Fratelli d’Italia nell’ambito della ripartizione delle Regioni al voto nel 2019 seguita a riservare retroscena ricchi di sorprese all’interno del centrodestra.
Secondo quanto trapela da alcuni ambienti romani, in particolare, la scelta dei salviniani di indicare nel cardiochirurgo Massimiliano Foschi il candidato ideale nella terna proposta dal partito della Meloni, potrebbe rientrare in una precisa strategia di non belligeranza del Carroccio in Abruzzo nei confronti del Movimento cinque stelle, con il quale governa il Paese.
È questo, almeno, il sospetto di Forza Italia, visto che la figura del medico di Chieti appare ai più e sulla carta quella con meno appeal della rosa, in cui figurano anche Giandonato Morra, fino a qualche giorno fa coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, e il senatore Marco Marsilio, entrambi politici di razza, e dunque una candidatura ritenuta, almeno in apparenza, meno forte, potrebbe costituire un assist ai grillini.
Ma si tratta di dubbi, per ora, rimasti all’interno delle “mura” azzurre.
In questo scenario, in cui i problemi rimangono, anche se le perplessità non sono fugate in nessuno dei tre partiti della coalizione, con Forza Italia che ha bocciato la terna, a partire dal fatto che i tre papabili alla presidenza non sono nati in Abruzzo, l’”ordine” è quello di smorzare i toni e di abbasare il livello delle polemiche, copiose nelle ultime settimane.
Come cercano di fare Morra e il senatore azzurro Nazario Pagano, coordinatore regionale dei forzisti, che sono coscienti che in Abruzzo la situazione è pericolosa considerando lo stallo con le elezioni fissate al prossimo 10 febbraio.
Tutto ciò mentre oggi fa il suo esordio in un evento pubblico la terna Morra, Marsilio, Foschi che a Chieti tengono una conferenza stampa per ufficializzare l’adesione del sindaco di Rapino Rocco Micucci, in passato presidente della Fira nominato dal centrodestra con il sostegno dell’ex parlametare Fabrizio Di Stefano che, alla testa delle reti civiche, non ha abbandonato le speranze di essere il candidato governatore della coalzione.
Ma in Abruzzo si attende la decisione del tavolo nazionale che, annunciato da settimane, ancora non trova il tempo di fare sintesi.
Morra, che è stato chiamato dalla Meloni nell’esecutivo nazionale e ha lasciato la guida del partito in Abruzzo al solo Etelwardo Sigismondi, dal canto suo, fa osservare come prima che tornino a riunirsi Berlusconi, Salvini e Meloni, cui spetta l’ultima parola sul candidato governatore, vanno smorzati i toni tra azzurri e leghisti, dopo che sul decreto Sicurezza tra i due partiti sono volati gli stracci l’altro giorno in Parlamento.
Non è neanche vero, secondo l’ex assessore regionale, che la discussione sul candidato governatore si sarebbe potuta chiudere in Abruzzo, come ha detto in un’intervista a questo giornale il coordinatore regionale della Lega, Giuseppe Bellachioma: “Era in ogni caso avocata al tavolo nazionale, ci hanno chiesto una rosa e l’abbiamo mandata – spiega – E non mi sembra neanche ci siano queste liti o faide dentro Fratelli d’Italia”.
Intanto, fa osservare Morra ad AbruzzoWeb, “il centrodestra abruzzese deve fare ampie riflessioni, perché vedo che tutta la campagna del presunto candidato Legnini è sull’allargamento della coalizione di centrosinistra, non vorrei che conflitti latenti al nostro interno possano comportare fuoriuscite o, più semplicemente, disimpegni”.
“Cerchiamo di trovare la soluzione più idonea”, è l’appello conciliante di Morra, che continua a ritenere che la revisione dell’accordo che ha affidato l’Abruzzo a Fratelli d’Italia “non sia all’ordine del giorno, salvo i boatos, si legge tutto e il contrario di tutto”.
È tuttavia una “osservazione sensata”, per Morra, quella secondo la quale l’Abruzzo non sarebbe dovuto entrare in un accordo comprendente anche Regioni, come Basilicata, Sardegna e Piemonte, in cui si vota diversi mesi più tardi.
Obiezione fatta da stessi esponenti di Fratelli d’Italia, come ad esempio il capogruppo al Comune dell’Aquila Giorgio De Matteis, che proprio in un’intervista a questo giornale ha fatto osservare come “se dobbiamo scegliere il candidato in Abruzzo collegandolo a quelle che sono le scelte di Sardegna, Piemonte e Basilicata che voteranno tra maggio e giugno mentre noi votiamo a febbraio, stiamo sbagliando completamente”.
Pagano, intanto, getta acqua sul fuoco, dopo che nelle scorse settimane si è rivolto direttamente a Berlusconi affinché chieda agli alleati di rivedere l’attribuzione dell’Abruzzo a Fdi: “Con la Lega non ci sono strappi – dice – i rapporti complicati sono con il Movimento cinque stelle. Salvini ha stabilito una linea di condotta con il suo alleato, noi facciamo la nostra parte”.
“Il decreto Sicurezza”, chiarisce Pagano, “non lo abbiamo potuto votare perché c’era la questione di fiducia, altrimenti siamo stati molto collaborativi”.
E a proposito delle accuse rivolte da Bellachioma al deputato azzurro Antonio Martino, segretario organizzativo regionale apostrofato come “presuntuoso” dal leader abruzzese della Lega per aver chiesto di scambiare la Basilicata, assegnata a Forza Italia, con l’Abruzzo, Pagano afferma che “a volte è il caso di fare il pompiere piuttosto che l’incendiario”.
E chiarisce: “Io e Antonio siamo pappa e ciccia, un po’ di chiacchiere ci possono stare ma io e lui non è che andiamo d’accordo, di più”.




