ROMA – Alta tensione nel centrodestra per la partita sulle Regionali, con epicentro in Sardegna, dove si vota il 25 febbraio, ma con lo sciame sismico  che arriva anche in Abruzzo, dove in linea di principio, non essendoci stata una ufficializzazione, non può dirsi ancora certa la candidatura a presidente dell’uscente Marco Marsilio di Fratelli d’Italia alle regionali dei 10 marzo, pur essendo già blindato nella estenuante trattativa con i salviniani, dalla premier e leader di Fdi Giorgia Meloni.

Oggi è convocato un Consiglio dei ministri, e Giorgia Meloni, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini e il ministro degli Esteri e presidente di Forza Italia, Antonio Tajani cercheranno  su una possibile via d’uscita dall’impasse.

La Lega come noto vuole in Sardegna la riconferma di Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d’Azione affiliato alla Lega. Fratelli d’Italia sostiene invece la candidatura di Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari ed esponente di lungo corso del movimento di destra dell’isola. Nell’attesa di un accordo tra i partiti della coalizione a livello nazionale, sia Solinas sia Truzzu hanno iniziato a fare campagna elettorale, e potrebbero anche candidarsi entrambi, ma con il serio rischio di perdere il 25 febbraio le elezioni, dove per il centrosinistra corrono l’ex governatore Renato Soru e Alessandra Todde.

E allora scrive il Messaggero, lo sforzo è quello di correre insieme, e potrebbe esserci un passo indietro di Solinas, ma con una forte contropartita. Ieri nel suo quartier generale di via Bellerio, Matteo Salvini ha riunito i suoi in conclave e scrive il quotidiano, il passo indietro di Solinas in Sardegna se mai arriverà avrà in costo di  una corposa compensazione”, ovvero “la Basilicata o l’Abruzzo alla Lega”, più la conferma di un nuovo mandato in Umbria per la leghista Donatella Tesei. C’è poi sul tavolo anche poi il nodo del terzo mandato per i governatori e dunque per il leghista Luca Zaia in Veneto.

Tra le varie opzioni in campo per trovare l’accordo, la sostituzione in corsa di Marsilio in Abruzzo resta ovviamente la più  remota, perché è estremamente improbabile che Giorgia Meloni sacrificherà il suo fedelissimo Marsilio, per di più a meno di due mesi dal voto, con effetti devastanti sulla possibilità del centrodestra di centrare il secondo e storico mandato.

Del resto lo schema da cui Fratelli d’Italia, di gran lunga il primo partito della coalizione e che intende farlo pesare in ogni modo ai più piccoli alleati, è avere nelle regionali del 2024 la Sardegna e Abruzzo, con l’Umbria alla Lega, il Piemonte a Forza Italia,  con la conferma di  Alberto Cirio, e la Basilicata ad un civico. Uno schema che per Fdi rappresenta al meglio l’attuale rapporto di forza tra i tre partiti.

Il punto è però che anche in Basilicata la tensione è alle stelle, e Forza Italia ha già blindato l’uscente Vito Bardi.

E Forza Italia è contraria anche al terzo mandato, molta freddezza da parte di Fdi, che punta a conquistare anche il Veneto, dove è già primo partito, mettendo fuori gioco Zaia, il governatore che gode del maggior consenso in Italia.