AVEZZANO – Mancano poco meno di 4 anni ma già è scattato il toto nomi nel centrodestra per il prossimo candidato alla presidenza della Giunta regionale alle elezioni della primavera del 2029, un valzer di nomi che comunque avrebbe una sua attendibilità alla luce delle elezioni politiche che dovrebbero celebrarsi tra la primavera e la fine della estate del 2027. Ed i nomi sono pesanti.
“Gli abruzzesi mi vogliono bene, mancano quattro anni, ma ci pensiamo, ci pensiamo…”.
Alla domanda, “potrebbe essere lei il futuro candidato presidente della Regione?”, con un sorriso sornione, così ha risposto l’assessore regionale al Bilancio, Patrimonio, Personale e Sport Mario Quaglieri, di Fratelli d’Italia, in una intervista televisiva registrata prima della seduta del Consiglio regionale che ha approvato l’aumento dell’addizionale Irpef a scaglioni di reddito per far fronte al buco della sanità, con l’aula consiliare dell’Emiciclo occupata dalle opposizioni e dai sindacati.
Un’ipotesi buttata lì, premettendo che è “davvero prematuro”, visto che si tornerà alle urne a marzo 2029, ma che già agita le acque, a cominciare in Fdi, partito guida della maggioranza del riconfermato presidente della Regione, Marco Marsilio, anche lui meloniano, visto che forte è lo scontro interno tra il campione assoluto di preferenze, quasi 12mila, medico chirurgo ed ex sindaco di Trasacco, e il capogruppo in consiglio regionale, l’avezzanese Massimo Verrecchia. E soprattutto tanti sono già gli aspiranti candidati presidenti.
Nell’intervista, nello spiegare le ragioni del grande consenso elettorale, Quaglieri, uomo molto ascoltato da Marsilio tanto che il governatore, spesso, è stato accusato di averlo favorito nelle istanze, ha detto che il segreto è “non allontanarmi da quello che sono, mantenere un costante contatto con il territorio, e con tutti i rapporti di amicizia, sempre e comunque senza mai cedere alla menzogna”.
Certo è che rispetto ai mesi scorsi, lo scenario è cambiato e di molto: l’Abruzzo si trova a dover affrontare la gigantesca emergenza del buco della sanità, con un passivo che nel 2025 sarà superiore ai 100 milioni di euro, tanto che i tecnici regionali hanno consegnato al tavolo di monitoraggio interministeriale del 10 luglio un piano pluriennale per rimettere a posto i conti, con tagli alla spesa. E questo non potrà non avere conseguenze in termini di tenuta di consenso.
Per quello che riguarda poi il collegio unico regionale, riforma lanciata da Marsilio, contestata da molti perché rischia di penalizzare le aree interne rispetto alla più popolosa e ricca costa, ha tagliato corto Quaglieri; “‘è una riforma importante, nella maggioranza ci sono varie anime, e va dunque ben gestita. Comunque per me non cambia nulla…”. Come a dire, tanto i voti li prendo lo stesso.
Un collegio unico che si farà, con legge da approvare già in questo autunno, ha detto chiaro e tondo il presidente Marsilio durante il recente conclave del centrodestra nel monastero fortezza Santo Spirito di Ocre, in provincia dell’Aquila.
Questo quando le elezioni si terranno nel marzo 2029, in uno scenario politico nazionale e anche abruzzese che potrebbe essere profondamente diverso rispetto a quello attuale. Ma le ambizioni degli attuali protagonisti del centrodestra già si dispiegano nel lungo periodo. E da questo punto di vista a pesare in maniera determinante sono anche le elezioni politiche, che si terranno come detto nel 2027. Ed anche le europee di giugno 2029, nelle quali potrebbe essere candidato, terminato il suo secondo e ultimo mandato da presidente di Regione, lo stesso Marsilio, ex senatore, che ha annunciato in più di una riunione ai suoi che rispetterà il mandato e non guarderà con interesse alle elezioni politiche.
Tante altre sono però le ambizioni, sottocoperta per ora. Quella ad esempio dell’assessore alle Attività produttive, Tiziana Magnacca, eletta anche lei con Fdi a marzo 2024, con ben 9.635 voti, ma che ultimamente è diventato un caso politico nella giunta per alcune prese di posizioni impopolari, ad esempio nella riforma della partecipata azienda regionale per le attività produttive e nella crisi a San Salvo, il suo comune, dove si sono rischiate le elezioni anticipate.
Magnacca ci sta pensando visto che la candidatura è stata fortemente voluta da Marsilio e dalla sua l’ex sindaco di San Salvo, oggi ancora presidente del Consiglio, ha una stretta amicizia con Arianna Meloni, potente sorella della premier Giorgia Meloni, e a capo della segreteria politica di Fdi. Di contro Magnacca sulla riforma dell’Arap, ha incassato una sonora sconfitta, visto che il suo progetto di legge è stato di fatto cestinato su iniziativa dello stesso centrodestra, con il capogruppo di Forza Italia, Emiliano Di Matteo, in testa.
Altra ipotesi di cui si vocifera è poi quella del senatore Etel Sigismondi, segretario regionale del partito, fedelissimo di Marsilio, che comunque punta alla ricandidatura per un secondo mandato in Parlamento.
Su Quaglieri però pesa come detto l’ostilità del capogruppo Verrecchia, che ha avuto come epicentro Avezzano, dove l’assessore regionale pur esponente di Fdi, è stato accusato alle elezioni del 2020 di aver portato preziosissimi voti alla civica di Gianni Di Pangrazio “Avezzano città territorio”, che ha eletto Nello Simonelli, suo collaboratore politico in assessorato, e poi di essere stato il regista del passaggio in maggioranza, direttamente in giunta, di Iride Cosimati, eletta con Fdi nelle elezioni del 2020.
Appoggio contraccambiato da Di Pangrazio alle elezioni regionali del 2024, dando una mano in terra marsicana a fare del riconfermato assessore al Bilancio il più votato in assoluto in Abruzzo. Per l’ira funesta di Verrecchia, nemico del civismo, e che già lavora ad una coalizione compatta e canonica del centrodestra contro Di Pangrazio, in vista delle elezioni della primavera del 2026.
Come già riferito da Abruzzoweb, proprio in vista del prossimo appuntamento alle urne, Quaglieri ha confermato il pieno appoggio a Di Pangrazio. Per di più il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi sarebbe, da insistenti voci, il regista “esterno” dell’ingresso o comunque dell’avvicinamento di Di Pangrazio all’Udc al fine di imporlo come candidato dell’intero centrodestra, da parte del tavolo nazionale, con l’ipotesi auspicata che Avezzano tocchi agli scudocrociati.
Scontro che poi è divampato anche in consiglio regionale, ad esempio intorno ai fondi ad hoc per comuni “amici” dell’assessore nella legge di assestamento dell’anno scorso, 300mila euro complesso monumentale “Aia dei Musei” di Avezzano, 350mila euro per una piscina a Lecce dei Marsi, e 50mila euro per i lavori al cimitero di Secinaro. Altro episodio la nomina di Quintino Antidormi, in quota Fdi, alla presidenza dell’Azienda territoriale edilizia residenziale (Ater) dell’Aquila, uomo di Verrecchia, per un posto che però aveva ipotecato da mesi l’assessore regionale, che non l’ha presa affatto bene. Va detto però che il rivale Verrecchia, assieme al senatore Guido Liris, che ha sostituito nell’assessorato ha imposto ad Avezzano Sulmona e L’Aquila, segretari fedeli e di area, dopo aver vinto la partita del congresso provinciale.
Quaglieri, va infine ricordato, è finito sotto indagine in due filoni di inchiesta della procura dell’Aquila dichiarandosi fin dall’inizio estraneo ai fatto: nella prima per l’utilizzo, dal 2013 al 2024, di una sim telefonica intestata e pagata per un totale di 6.621 euro dal Comune di Trasacco, amministrazione della quale Quaglieri, che ha spiegato di aver compensato non avendo incassato il trattamento di fine rapporto di un valore più alto, è stato sindaco dal 2012 al 2018 e poi consigliere fino al maggio del 2019, quando è stato eletto per la prima volta consigliere regionale. L’udienza con giudizio immediato al tribunale dell’Aquila, nella quale si è tenuta il 10 dicembre, con il processo spostato ad Avezzano, essendo stata accolta l’eccezione di incompetenza territoriale avanzata dai legali degli imputati, oltre a Quaglieri, il sindaco di Trasacco, Cesidio Lobene e il funzionario comunale Riccardo Tomassetti imputati di falso ideologico e depistaggio.
Nell’altro, quello principale, che ha coinvolto l’assessore regionale, ancora nella fase delle indagini preliminari, su un presunto conflitto di interessi tra la professione di medico e di amministratore portata avanti contestualmente da parte di Quaglieri, fin dal 2019: l’assessore e medico è indagato per falso e abuso d’ufficio, insieme a lui è finita sotto inchiesta, per il solo abuso d’ufficio, l’imprenditrice Lucia Di Lorenzo, proprietaria della clinica privata Di Lorenzo di Avezzano, nella quale lavora da anni con un contratto a prestazione il politico.





