“Giustizia indipendente, diritti più forti: Donne d’Abruzzo in campo per il NO”, con questo slogan si è tenuta oggi la conferenza stampa a L’Aquila delle Donne d’Abruzzo per il NO al referendum sulla riforma della magistratura del 22 e 23 marzo.
Al centro dell’iniziativa, l’appello “Noi votiamo NO”, firmato in prima istanza da Stefania Pezzopane consigliere comunale dell’Aquila del Pd, ex parlamentare e attivista femminista e già sottoscritto da oltre 180 donne abruzzesi, “espressione di storie, generazioni ed esperienze diverse, ma unite da una posizione chiara: questa riforma non è neutra e incide profondamente sugli equilibri democratici”.
Alla conferenza stampa erano presenti oltre alla consigliera comunale Stefania Pezzopane, la consigliera comunale ed avvocata Simona Giannangeli, la Vicepresidente nazionale ANPI Betty Leone, Miriam Del Biondo BelleCiao ProvAq e Loretta Del Papa attivista femminista in rappresentanza delle numerose aquilane firmatarie dell’appello, presentato anche a Pescara sabato 14.
“Questa riforma – ha dichiarato Stefania Pezzopane in apertura – non affronta i veri problemi della giustizia, ma interviene sugli equilibri tra i poteri dello Stato, riducendo l’autonomia della magistratura e rendendola più esposta all’indirizzo politico. È una scelta che ci preoccupa profondamente, soprattutto dal punto di vista dei diritti e delle tutele. La separazione delle carriere e le modifiche al sistema di selezione del CSM non garantiscano maggiore efficienza, ma rischino invece di indebolire l’indipendenza del pubblico ministero, aumentando i costi e frammentando le responsabilità. Noi donne che stiamo ancor conquistando diritti che non ci vengono riconosciuti abbiamo solo da perderci da questa riforma. A 80 anni dal primo voto delle donne, sta a noi fare la differenza.”
Particolare attenzione è stata posta sull’impatto che tali cambiamenti possono avere sulle donne.
“Per noi – proseguono – questo non è un tema astratto. Le donne che denunciano violenza si scontrano spesso con fenomeni di vittimizzazione secondaria, tempi lunghi e sottovalutazione dei rischi. Una magistratura meno autonoma e più esposta al potere politico rischia di aggravare queste criticità, invece di risolverle.”
Le firmatarie dell’appello hanno sottolineato come le vere priorità siano altre: formazione adeguata sulla violenza di genere, strumenti efficaci contro i pregiudizi culturali, maggiore tutela nei procedimenti civili e penali, e trasparenza nelle decisioni.
“Difendere l’autonomia della magistratura – affermano – significa difendere i diritti delle donne e la qualità della nostra democrazia. Non possiamo permettere che la giustizia venga piegata a logiche politiche o affidata al caso.”
Un richiamo forte è stato rivolto anche alla partecipazione femminile al voto: “Ad 80 anni dal primo voto delle donne in Italia, oggi più che mai possiamo fare la differenza. Questo referendum riguarda tutte e tutti, ma chiama in causa in modo particolare la libertà, l’autonomia e i diritti delle donne. È un passaggio decisivo per la democrazia.”




