TERAMO – “Il problema di tantissimi del fronte del No è che non sono contrari alla proposta, sono contrari al proponente. Non è che non gli piace la riforma, non gli piace Renzi”.
Così il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ieri a Teramo al convegno “La Riforma Costituzionale e il Senato delle Regioni”, organizzato dal Nuovo centro destra.
“Nella sostanza, il referendum serve a confermare una proposta di legge di riforma costituzionale del Parlamento o a bocciarla, è un referendum confermativo della proposta, molti invece l’hanno trasformato in referendum abrogativo di Renzi”.
“Non è che se vince il No succede un cataclisma – ha proseguito Alfano – Chi si vuole tenere le cose come sono ora è liberissimo di votare no. Questa è la prima bugia che dicono i sostenitori del No, come se dall’altra parte ci fosse una riforma più bella: c’è solo il mantenimento della situazione com’è”.
“Questa riforma per noi è molto importante anche per una sorta di piccola autobiografia collettiva. Alcuni di noi tre anni fa hanno rotto un rapporto, con Berlusconi, con Forza Italia, per due questioni: eravamo in piena recessione economica e si voleva far cadere il governo Letta, si erano avviate queste riforme e si sarebbero stroncate insieme alla prospettiva di crescita economica. Allora abbiamo detto: preferiamo l’Italia, non possiamo far cadere tutto, abbiamo il dovere di fare qualcosa che se non facessimo sarebbe omissione di soccorso. C’era il segno meno prima della percentuale del Pil, era avviata la commissione per produrre queste riforme e avremmo bloccato tutto”.
“Per noi oggi è il compimento della nostra azione, della nostra battaglia anche di quel gesto di coraggio. Quello che noi abbiamo fatto è una proposta – ha aggiunto – Se il popolo dirà Sì entrerà in vigore, altrimenti No, resta tutto come ora”, ha aggiunto.
“Nessun ideale scritto nella nostra Costituzione viene toccato o intaccato, gli ideali non si toccano, si tocca la macchina, si tocca il funzionamento dell’organizzazione dello Stato, perché dopo 70 anni credo che un pit-stop faccia bene – ha spiegato -. “È un treno che ha come destinazione il cambiamento e noi lo vogliamo prendere perché è l’ultimo. È una grande bugia che subito dopo l’eventuale fallimento di questa riforma se ne fa un’altra. L’ultimo tentativo fu fatto dieci anni fa con la devolution del centrodestra, di Berlusconi, stavolta ne passeranno altri venti o trenta. E’ una chance da non sprecare per chi vuole diminuire i posti dei politici, i costi nelle istituzioni, rendere il procedimento legislativo più veloce”.
A proposito della manovra economica, il ministro ha dato un “giudizio molto positivo”.
“Si investe sulle forze dell’ordine, si incentiva ancora di più la famiglia, si diminuiscono le tasse, si rottamano interessi e more nelle cartelle esattoriali, si chiude Equitalia. So che è forte dirlo, ma probabilmente non potevamo chiedere nulla di più di quello che abbiamo chiesto e ottenuto”.
“Per fare un regalo all’Italia, la stabilità del Paese – ha poi detto – ci siamo dovuti accollare la formazione di un partito con zero giornali alle spalle, zero televisioni, zero euro di finanziamento pubblico, solo con le nostre forze. Volevamo che il nostro Paese riprendesse il cammino della crescita. Ora il lavoro del Parlamento è finito, tocca al popolo giudicare e per noi è una soddisfazione straordinaria”.
Parlando dell’emergenza immigrazione, il ministro ha detto: “Tre anni fa, a ottobre, a Lampedusa, ho deciso che mi sarei battuto per far sì che i profughi fossero distribuiti in Europa e che mai e poi mai avrei dato l’ordine di farli morire. Perché siamo un grande Paese e non facciamo morire nessuno. Intanto salviamo tutti, poi quando li tiriamo fuori chiediamo se sono profughi o irregolari”.
“Forse sarebbe stato più conveniente girarsi dall’altra parte, ma cosa sarebbe stato del Mediterraneo? Abbiamo scelto di essere l’Italia della fatica e del coraggio, abbiamo scelto di fare la cosa giusta in un momento difficile”.
“Tre anni fa a Lampedusa ho visto qualcosa che vi auguro di cuore di non vedere mai nella vita – ha raccontato Alfano – Trecento sacchi nell’hangar dell’aeroporto, in ogni sacco un corpo. E in uno di quei sacchi una bambina abbracciata alla mamma. E lì ho deciso che, per quel pochissimo che io conto, mi sarei battuto per far sì che i profughi fossero distribuiti in Europa, perché l’Europa riconoscesse che quella è la frontiera europea”.
Al convegno è intervenuto anche il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso.
“Il bicameralismo perfetto – ha detto – andava bene 60 anni fa. Sono 30 anni che cerchiamo un cambiamento che si adatti alle nuove esigenze. Tempo sufficiente per una presa d’atto e per guadagnare in velocità decisionale”.
“Questa riforma fa in modo che non ci sia più quel safari conflittuale rispetto alle competenze di ciascuno – ha detto D’Alfonso – riorganizzando le competenze e facendo chiarezza”. “Io non faccio parte di quel gruppo di eletti che ritiene che l’autosufficienza sia un valore – ha concluso D’Alfonso – Credo porti all’impazzimento. L’Italia ha avuto i suoi risultati migliori tra il ’52 e il ’68, quando c’era una cultura della coalizione. Dico al Nuovo centro destra: voi siete un pezzo importante della cultura italiana ed europea”.




