L’AQUILA – “Chi pensava che i fondi del Recovery sarebbero stati destinati al lavoro, alla sanità, alla costruzione di nuove scuole e al potenziamento del welfare si è dovuto presto ricredere. Infatti i soldi europei non saranno i famosi 220 miliardi, ma, conti alla mano fatti da economisti come Emiliano Brancaccio, saranno soltanto 60 miliardi spalmati in dieci anni anni e dovranno essere ripartiti su parametri rigidi e ben stabiliti: rete ferroviaria veloce, portualità integrata, trasporto locale sostenibile con tutto il suo sinistro significato, banda larga e 5G, ciclo integrale dei rifiuti, infrastrutturazione sociale e sanitaria del Mezzogiorno. In questi giorni comprendiamo bene quanto sia ricattatorio il Recovery. Per avere i prestiti europei il governo dovrà provvedere a riforme strutturali come quelle che regolano il sistema degli appalti. In soldoni, ci viene chiesto di rispettare le normative europee e quindi togliere ogni tetto al subappalto in nome di quella liberalizzazione che poi inevitabilmente determina riduzione delle tutele collettive e individuali ed il riconoscimento della offerta più bassa a discapito di salari e delle normative sulla sicurezza”.
Lo scrivono in una nota gli aquilani Tina Massimini e Alfonso De Amicis, storici esponenti della sinistra locale.
“Le statistiche ricordano che proprio in queste condizioni si verificano innumerevoli infortuni e morti sul lavoro. Alcune direttive dell’Unione Europa in materia di appalti chiedono agli Stati nazionali di porre fine alla ‘limitazione ingiustificata del subappalto’, prevedendo sanzioni e multe per i paesi trasgressori – proseguono Massimini e De Amicis – L’Italia è sotto sorveglianza della stessa Unione Europea, che vuole rimuovere ogni limite al subappalto la cui soglia consentita nel nostro paese è al 30 per cento. Chiedere infine alle stazioni appaltanti di porre dei tetti ai subappalti, rinunciando a limitarli con normative nazionali, è solo un errore o un escamotage per assecondare i desiderata della UE. Insomma, ‘Ce lo chiede l’Europa’ e il premier Draghi esegue”.
“In un attimo è svelata la pur miserrima faccia di un competente e del suo governo. Ed è definitivamente svelata la faccia di un’Unione Europea ‘democratica’ che, per fare concorrenza agli Usa, alla Cina ma anche alla Russia, non esita a schiacciare le sue origini e le sue popolazioni. Draghi è un perfetto banchiere, un perfetto rentier e l’Unione Europea è un dispositivo colonialista e imperialista con buona pace per tutti quegli appartenenti alla sinistra che continuano a pensarla riformabile”, concludono.




