L’AQUILA – Anche in Abruzzo, il reddito di cittadinanza è stato importante “per attenuare gli effetti economici e sociali della pandemia”. Ma di fatto i due terzi dei 3,7 milioni di beneficiari nel 2020 in Italia, e dei 51.154 in regione attualmente percettori, “sono distanti dal mercato del lavoro e forse non immediatamente rioccupabili e solo il 20% ha lavorato per più di 3 mesi nel corso del periodo precedente all’introduzione del sussidio”.

Come a dire: il reddito di cittadinanza resta uno strumento provvidenziale di contrasto alla povertà, molto meno per perseguire l’obiettivo di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro. Soprattutto dopo il ciclone covid 19.

A dirlo, numeri alla mano, è  il rapporto  annuale dell’Inps, presentato ieri dal presidente Pasquale Tridico  che ha dedicato un ampio capitolo alla misura introdotta dal decreto-legge 4 del 2019, dal primo governo di Giuseppe Conte. Riforma ora  sotto attacco da parte di Matteo Renzi, leader del partito di maggioranza Italia viva, che è dato ad un misero 2% dei consensi, ma che ha ereditato una discreta truppa di parlamentari con la scissione dal Partito democratico. L’ex premier ha annunciato un referendum per abolirlo,  in sintonia con parte consistente del mondo imprenditoriale che dà la colpa al rdc, non riuscendo a trovare manodopera flessibile e a tempo, in particolare nel settore della ristorazione e del turismo.

A gettare discredito sulla misura anche i ripetuti casi di “furbetti” che percepiscono l’assegno senza averne alcun diritto. La Guardia di finanza, va ricordato, nel 2020 ne ha scovati 149 nel solo Abruzzo, per un danno economico 1,5 milioni di euro, senz’altro minore rispetto a quello determinato negli anni dagli evasori fiscali, di cui ben 64 quelli “totali” scoperti nel 2020, che hanno rubato ai cittadini onesti oltre 22,3 milioni di euro in un anno.

Nel rapporto Inps si scopre a questo proposito che per percentuali di revoche in Abruzzo primeggia la provincia dell’Aquila, in un range tra lo 0.15% e lo 0.24% dei percettori, a seguire le province di Pescara e Teramo, tra lo 0.12% e  lo 0.15%, infine la provincia di Chieti tra lo 0.08%  e lo 0.12%

Il rapporto sull’argomento ricorda Per tutti i casi accertati e segnalati si è proceduto alla revoca della prestazione con effetto retroattivo e lo scorso anno sono state revocate circa 80.000 prestazioni per le quali è stata avviata l’azione di recupero. Simili numeri vengono talvolta citati come prova della diffusione degli abusi, tuttavia andrebbero letti come misura dell’efficacia del sistema dei controlli e delle verifiche mirate.

Nel rapporto si spiega dunque che tra “gli strumenti di assicurazione universale, il reddito di cittadinanza, fortunatamente introdotto prima della fase pandemica, e rafforzato nella sua copertura dall’introduzione temporanea del reddito di emergenza, e la cassa integrazione in deroga, introdotta in contemporanea con il decreto di chiusura dei settori produttivi non essenziali, hanno rappresentato una barriera contro un drastico peggioramento della condizione di povertà e deprivazione nel periodo della crisi», ha spiegato il numero uno dell’Inps, ma sottolineando anche che i soggetti beneficiari per i due terzi dei 3,7 milioni di beneficiari nel 2020 “sono quindi distanti dal mercato del lavoro e forse non immediatamente rioccupabili e solo il 20% ha lavorato per più di 3 mesi nel corso del periodo precedente all’introduzione del sussidio”.

Molto spesso si fa riferimento, nel dibattito pubblico, allo scarso ruolo che ha avuto il Reddito di cittadinanza nella ricerca del lavoro, con misere percentuali anche in Abruzzo.

L’Inps conferma che questo è effettivamente lo scenario, ma si legge anche nel rapporto: “fermo restando che Inps su questo non ha alcun ruolo, occorre ricordare che il Reddito di cittadinanza entra in vigore pochi mesi prima della pandemia, durante la quale il problema principale è stato, come abbiamo visto, mantenere i posti di lavoro esistenti. In questo periodo, dunque, la dinamicità del mercato del lavoro è stata molto scarsa anche per quelli più prossimi e occupabili nel mercato come i percettori di Naspi e di cassa integrazione. I percettori di RdC hanno un grado di prossimità al mercato del lavoro molto più ridotto rispetto agli altri percettori di sussidi, sia per le loro competenze ed età, sia per altre condizioni individuali”.

Si aggiunge dunque: “il principale obiettivo del RdC, che è un reddito minimo a tutti gli effetti, rivolto anche ai lavoratori (un quarto dei percettori ha un lavoro), è il contrasto alla povertà. La occupabilità dei percettori di RdC, purtroppo, è molto scarsa. Un gran numero di percettori di una misura la cui erogazione è pari in media a 552 euro per intero nucleo familiare, è costituito da minori (1.350.000), disabili (450.000), persone con difficoltà fisiche o psichiche non percettori di pensioni di invalidità, oltre a circa 200.000 percettori di pensione di cittadinanza. Soprattutto per essi la misura è stata un’àncora di salvataggio, uno strumento di inclusione sociale prima di tutto, una leva contro la regressione nella povertà assoluta”.

Il rapporto conferma che i beneficiari  del reddito non sono distribuiti uniformemente sul territorio nazionale, ma sono soprattutto concentrati nelle regioni meridionali e nelle isole. Non si tratta di un dato particolarmente sorprendente poiché queste regioni sono caratterizzate da bassa occupazione e forte incidenza della povertà.

Dall’analisi svolta emerge che, mentre nei comuni del Nord in media circa il 2% della popolazione risulta beneficiaria  di reddito e pensione di cittadinanza, nei comuni del meridione questa percentuale è di circa il triplo di quella osservata al Nord.

L’Abruzzo, nella mappa pubblicata dall’Inps è colorato di verde acceso, tra un range di percettori tra il 4% e il 6,4% in provincia dell’Aquila e Pescara, e verde chiaro in provincia di Chieti e Teramo, dove i percettori scendono entro il range tra 2.6% e 4% della popolazione.

Percentuali che arrivano a toccare anche il 12% in comuni del Sud, in particolare in Sicilia,  Calabria e Puglia. f.t.

CIGL: “LAVORATORI STAGIONALI: I DATI DELL’INPS SMONTANO LA POLEMICA SUL REDDITO DI CITTADINANZA”

Scrive in una nota la Cgil Abruzzo: “I numeri che sono stati presentati ieri dal rapporto annuale INPS 2020 ci dicono che la stragrande maggioranza dei percettori del Reddito di Cittadinanza sono inoccupati da molto tempo e difficilmente rioccupabili. Infatti, i due terzi degli oltre 3 milioni di beneficiari, non risultano presenti negli archivi Inps degli estratti conto contributivi negli anni 2018 e 2019. L’identikit delle persone coinvolte dimostra che sono soggetti caratterizzati da livelli considerevoli di esclusione sociale: la gran parte delle persone che sono all’interno dei nuclei familiari percettori di Reddito o Pensione di Cittadinanza (3.133.322) sono minori (1.350.894) e disabili (589.052) con difficoltà fisiche o psichiche non percettori di pensioni di invalidità”.

“I numeri che ha comunicato ieri l’INPS chiudono in modo definitivo, senza alcuna possibilità di appello, la polemica che è stata aperta quest’estate da ristoratori, albergatori e titolari di stabilimenti balneari (e che ha trovato, purtroppo, molto spazio sui mezzi di informazione) i quali hanno sostenuto che non riuscivano a trovare lavoratori stagionali, perché questi si rifiuterebbero di lavorare per non perdere il reddito di cittadinanza e conferma le ragioni della FILCAMS CGIL che ha sempre denunciato che il problema del settore sono le frequenti condizioni di sfruttamento presenti nel settore e il diffuso ricorso al lavoro nero e al lavoro grigio (lavoratori assunti part-time che fanno molte più ore del previsto)”, si legge ancora nella nota.