L’AQUILA – “Sono arrivati in due, uno vestito con un K-Way e uno con un gilet smanicato. Ho capito subito che eravamo in pericolo: avevano parrucche, cappellini, baffi e occhiali squadrati, come quelli che si utilizzano a Carnevale”. Accento italiano, nessuna flessione straniera.
Nel racconto dei dipendenti che ieri sera hanno subito la rapina nella storica gioielleria Ranieri in corso Vittorio Emanuele, in pieno centro all’Aquila, si rintraccia tutta la paura di quegli attimi concitati.
“Per fortuna stasera riesco a tornare a casa, ho avuto veramente paura”, tra le poche parole rilasciate e riportate dal Messaggero.
A uno dei dipendenti è stata puntata una pistola in bocca. E un particolare che, in qualche modo, conforta e può essere d’aiuto nella ricerca dei malviventi: uno di loro ha dato del lei a un dipendente durante la fasi concitate del colpo.
La zona è zeppa di telecamere, al vaglio delle forze dell’ordine. Sicuramente la banda, se sarà confermata l’ipotesi di un terzo complice a bordo di un’auto a piazza Nove Martiri, è stata ripresa in alcune fasi.
Un colpo anomalo, almeno per quanto riguarda la scelta dell’orario e dell’obiettivo, in pieno centro e in una zona frequentata.
Intorno alle 18, due malviventi sono entrati armati di pistola con il volto camuffato con occhiali, baffi e barba finti. Hanno minacciato il personale, puntando una pistola al commesso e intimandogli di consegnare oggetti di valore.
Ancora da accertare l’entità del bottino prelevato: oltre all’incasso, avrebbero portato via gioielli ed orologi costosi.







