L’AQUILA – “Tanti imprenditori si chiedono chi si occupi del tema ricostruzione nella Confindustria provinciale dell’Aquila, visto che la situazione è drammatica e la nuova legge addirittura penalizza le aziende locali già con i lavoratori in cassa integrazione”.
Un interrogativo al vetriolo, quello posto ai microfoni di AbruzzoWeb da Ezio Rainaldi, imprenditore edile aquilano, nonché presidente del Teatro stabile abruzzese, che contiene una implicita critica al nuovo presidente provinciale di Confindustria Marco Fracassi, imprenditore di Avezzano (L’Aquila), ramo packaging, che si è insediato a dicembre 2014.
Non senza polemiche di contorno, visto che non è stato rispettato il principio di rotazione territoriale per il quale la presidenza, dopo quella dell’avezzanese Sergio Galbiati e del peligno Fabio Spinosa Pingue, sarebbe dovuta toccare proprio al capoluogo.
Una Confindustria silente, quella di Fracassi, anche nei confronti dei media. Ad AbruzzoWeb, per esempio, non ha mai concesso un’intervista.
E Rainaldi, escluso dal nuovo direttivo, assieme ad altri imprenditori aquilani come Maurizio Fioravanti e Dino Di Fabio, ha il dente avvelenato perché prima dell’avvento di Fracassi aveva in Confindustria proprio la delega alla ricostruzione.
“Non mi ritrovo in questa governance provinciale di Confindustria – sottolinea Rainaldi – mi sono tirato fuori, mio malgrado. Ma noto che sono prioritari i temi che interessano qualcuno, mentre nessuno si occupa in modo serio ed efficace di ricostruzione post-sisma”.
E così Rainaldi fa da sé, individuando lui i temi che dovrebbero essere in cima all’agenda di Confindustria L’Aquila.
“Abbiamo atteso anni per questa nuova legge sulla ricostruzione – è un fiume in piena Rainaldi – considerata la panacea di tutti i mali, e oggi ci troviamo un testo con un famigerato comma che rende incompatibili i progettisti e le imprese che hanno collaborato fra loro negli ultimi 3 anni. Che per evidenti ragioni sembra scritto apposta per favorire le ditte di fuori a discapito di quelle locali. In una situazione surreale in cui ditte edili aquilane, nel cantiere più grande d’Europa, hanno i lavoratori in cassa integrazione”.
Il punto vero per Rainaldi è poi che “più che nuove leggi servirebbe far funzionare quelle che ci sono. Quello che frena la ricostruzione aquilana – assicura – è la mancanza di personale in Comune per smaltire le pratiche arretrate, ed è incredibile che non si trovino le risorse per assumere gli addetti necessari”.
Per non parlare poi “di riunioni su riunioni sula legalità e sulla trasparenza negli appalti e subappalti privati, come se fosse il regno dell’illegalità. Quando, a proposto di illegalità, si moltiplicano i furti e saccheggi nelle case e nei cantieri, e gli appalti pubblici considerati come modello di virtù sono al palo anche all’Aquila – conclude – e all’Aquila le ditte stanno chiudendo, con buona pace delle nuove stringenti regole su appalti e subappalti”. Filippo Tronca






