ROMA – “In Abruzzo i lavoratori contestano Luigi Di Maio a Ortona (Chieti) ma i Tg Rai censurano il video: gli operai del comparto estrazioni petrolifere rischiano il posto e attaccano il leader M5s a pochi giorni dalle elezioni regionali, ma servizio pubblico lo fa Huffington Post che pubblica video”. 

Lo scrive su twitter il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai. 

Ad Ortona, come riporta anche La Repubblica, un gruppo di lavoratori del settore oil&gas ha manifestato fuori dal teatro Francesco Paolo Tosti, dove il vicepremier era impegnato a sostenere la candidata grillina alla regione, Sara Marcozzi. L’Abruzzo possiede importanti risorse di gas metano al largo delle sue coste e ci sono diverse centinaia di impiegati in regione, oltre all’indotto. A fare rumore sono sempre state le manifestazioni NoTriv, come quelle contro il contestato progetto della piattaforma Ombrina Mare, i cui permessi sono stati poi revocati alla vigilia del referendum del 2016. Difficile ricordare proteste al contrario.

Così, mentre Di Maio ha fatto campagna elettorale a favore della Marcozzi proponendo la sua politica dei “no” – con l’occasione il vicepremier ha mandato anche un messaggio a Matteo Salvini ribadendo l’assoluta contrarietà del M5s alla Tav – a pochi metri da lui i “caschi gialli” gridavano il proprio “sì” allo sfruttamento delle risorse nazionali. Di Maio è stato anche contestato per essere arrivato in macchina (no, non elettrica): ”Ipocrita. A piedi devi andare”.

I “caschi gialli” chiedono che non venga messo a rischio il loro lavoro e che la produzione di gas e petrolio in Italia non sia fermata, così da valorizzare le risorse nazionali e limitare le importazioni. Il settore è in subbuglio dopo che il Movimento 5 stelle è riuscito a inserire nel decreto Semplificazioni una norma che permette di bloccare fino a due anni i progetti di ricerca di idrocarburi, anche se le imprese hanno già ottenuto le autorizzazioni e iniziato i lavori. Un compromesso al ribasso rispetto a quanto avevano proposto i grillini e promesso ai loro elettori, raggiunto dopo una complicata trattativa con la Lega. Il tentativo è quello di riabilitarsi nei confronti della parte delusa dell’elettorato ambientalista, dopo che negli ultimi giorni del 2018 sono arrivate dal Mise alcune autorizzazioni per la ricerca e lo sfruttamento di gas e petrolio in Emilia Romagna e nel mar Ionio nonostante l’impegno in senso contrario preso prima di arrivare al governo.

L’impatto della misura preoccupa chi lavora nel settore e per questo sabato prossimo ci sarà una manifestazione a Roma per chiedere al governo di rivedere il testo. Oltre alla moratoria è previsto anche l’aumento dei canoni di concessione per le compagnie petrolifere e sono attesi contenziosi per 470 milioni di euro, secondo la relazione tecnica che accompagna la norma. Il decreto dovrà essere convertito in legge entro il 12 febbraio e tornerà in aula alla Camera martedì. Difficile a questo punto ottenere sconti o il ritiro del provvedimento.