L’AQUILA – Giornata campale per il Partito democratico abruzzese in vista delle prossime elezioni regionali e, prima ancora, delle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato presidente del prossimo 9 marzo.

In mattinata la senatrice aquilana Stefania Pezzopane incontrerà i cronisti (tra l’altro in Municipio, da qualche mese non la sua sede naturale) e annuncerà la sua discesa in campo come sfidante dell’altro candidato annunciato, l’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso.

Saranno loro due a contendersi la palma dell’investitura. In questi giorni, da quanto si è appreso, per avere un’idea di come sarà la sfida è in corso un sondaggio commissionato dal partito nazionale in cui si sfidano proprio questi due ‘big’.

In quello di gennaio dell’Istituto Piepoli, come ‘fiducia dei cittadini’ Stefania batteva tutti, l’idea della candidatura è nata lì, ma il confronto diretto vedrebbe favorito il pescarese, almeno in partenza.

Altri candidati di peso sono ormai fuori per la famosa legge antisindaci che imponeva dimissioni da ruoli incompatibili entro il 25 gennaio, passo non fatto per esempio dal sottosegretario Giovanni Legnini, che nei giorni scorsi ha incontrato proprio D’Alfonso.

Quanto a Giovanni Lolli, ex sottosegretario e senatore, rimasto fuori dal nuovo Parlamento per un soffio (anche per le mancate dimissioni di Legnini, chiamato al governo) e in cerca di collocazione, la candidatura della Pezzopane potrebbe fargli da apripista e spianargli la strada già tracciata verso una poltrona da vice presidente della Giunta regionale, qualora D’Alfonso vincesse primarie ed elezioni.

Alla luce di questo quadro, gli altri candidati annunciati sono il consigliere regionale uscente ed ex assessore con il centrosinistra Franco Caramanico, in quota Sinistra ecologia libertà, e infine l’ex senatore e consigliere Alfonso Mascitelli per l’Italia dei valori. Ma di qui a lunedì prossimo, 17 febbraio, data entro cui dovranno essere depositate almeno 400 firme a sostegno, potrebbero spuntare fuori anche altri nomi a sorpresa.

Nel pomeriggio, alle 17.30, è previsto un incontro infuocato della direzione regionale del Pd, nella città adriatica: sul piatto il tema caldissimo delle candidature dei consiglieri.

A spaccare il partito ci sono le primarie: le pre-consultazioni che, in un sistema elettorale come quello per palazzo dell’Emiciclo, con le preferenze, non vengono ritenute necessarie dalla larga maggioranza dei democrat e potrebbero saltare in caso di posti aumentati grazie al ricorso alle liste civiche.

Basta però un solo caso, quello dell’Aquila, a mettere la pulce nell’orecchio. Nel capoluogo, infatti, ci sono i canonici ‘troppi galli a voler cantare’, dai potenti assessori comunali Pietro Di Stefano e Alfredo Moroni al consigliere provinciale Pierpaolo Pietrucci, senza contare gli outsider.

E per non scontentare nessuno ma, soprattutto, per non dare il La a successive faide nel segreto dell’urna, si preferirebbe lasciare ai cittadini la responsabilità di decidere.

Anche perché, oltre alla competizione interna da battere, in caso di lotta particolarmente aspra il prescelto aquilano finirà poi a fare il “vaso di coccio” tra i contendenti marsicani che, nella lista provinciale, rischiano di avere come al solito la parte del leone: non è un caso se il capoluogo di regione non elegge un proprio consigliere regionale di centrosinistra praticamente dai tempi della stessa Pezzopane.

L’Aquila città è il solo polo a volere le primarie, ritenute superflue e, anzi, dannose in tutto il resto della provincia e della regione. Facile pensare, quindi, che alla corte del segretario Silvio Paolucci ci saranno pressioni di ogni genere per scongiurarle.

La chiave di volta per sbloccare l’impasse potrebbe essere quella delle civiche, in modo da garantire a tutti una chance ai nastri di partenza e poi chi è più bravo vince.

Per evitare la proliferazione di gruppi consiliari, peraltro aboliti dalla legislatura che verrà, si imporrà tuttavia l’obbligo di iscrizione a quello “ufficiale” del Pd.

In alternativa, si potrebbe mascherare il caso-L’Aquila decretando ‘primarie per tutti’, ma con esclusione dei territori dove si trova l’accordo: ne resterebbe solo uno con la situazione incandescente, e anche qui resterebbero tutti scontenti. Alberto Orsini