L’AQUILA – Sono ancora aperti all’interno del centrodestra abruzzese i giochi per la candidatura alla presidenza della Regione Abruzzo e l’uscente, Gianni Chiodi, non è più così sicuro al 100% di essere ricandidato, dibattendosi tra inchieste giudiziari e vicende personali che lo hanno travolto e ora lo incalzano.

A gettare un’ombra sulla corsa bis alla poltrona più alta di palazzo dell’Emiciclo è il coinvolgimento del governatore nell’inchiesta sulla “Rimborsopoli” in Regione della procura della Repubblica di Pescara, ma oltre agli aspetti penali pesano i fatti personali divenuti di pubblico dominio e la gestione dell’aspetto comunicativo, bocciata su più fronti.

Sulla carta Chiodi ha da giocarsi la carta più alta di tutte, l’ok ufficiale alla ricandidatura arrivato direttamente da Roma in una nota di Silvio Berlusconi dello scorso 14 dicembre, ma da allora sono passati quasi 2 mesi e si è aggiunta un’inchiesta giudiziaria che lo ‘avvicina’ al Cav, e non è detto che basti ancora quell’imprimatur che arrivò a sorpresa di sabato pomeriggio.

Certo, il sì di Berlusconi è stato riconfermato in una telefonata svelata qualche giorno fa da Chiodi in conferenza stampa, ma oltre quello non è che siano arrivate tante altre conferme ufficiali dai vertici del centrodestra, che hanno testimoniato stima umana e politica ma senza sbilanciarsi sulle ripercussioni elettorali.

A partire dal presidente regionale di Forza Italia, Nazario Pagano, indagato pure lui nell’ambito delle missioni come presidente del Consiglio regionale.

Come se non bastasse, si è diffusa l’ipotesi di una clamorosa svolta con la scelta di un nome nuovo per l’Abruzzo e il ‘dirottamento’ di Chiodi a una candidatura come europarlamentare, con una campagna elettorale rinforzata e la promessa di metterlo in vista nel collegio meridionale per il quale si voterà lo stesso giorno delle Regionali, il 25 maggio.

A preoccupare i forzisti, da quanto si apprende, è l’approccio avuto da Chiodi non tanto con la vicenda giudiziaria in sé quanto con la sua gestione di fronte all’opinione pubblica.

Molti hanno percepito come poco lucida la strategia di comunicazione, come l’ammissione al giornalista del Corriere della Sera della sua scappatella con la consigliera di parità Letizia Marinelli, spuntata tra le carte giudiziarie ma non penalmente rilevante e fino ad allora solo adombrata dai media.

La sensazione di molti consiglieri uscenti, che rumoreggiano, è che la tattica di Chiodi finisca per attivare autonomamente gossip su se stesso, al prezzo ovvio di una forte perdita di consenso che andrà verificata con sondaggi ed eventualmente al voto, quando sarebbe comunque troppo tardi per porre rimedio.

Un consigliere, che chiede di rimanere anonimo, ha svelato ad AbruzzoWeb di aver parlato con il presidente e di essersi lamentato esplicitamente della gestione complessiva della vicenda.

A parte questo, i nomi alternativi a Chiodi fin qui sono ben pochi, anzi uno soltanto: quello del presidente dimissionario della Provincia di Pescara Guerino Testa, che nella divisione del Popolo della libertà ha scelto di aderire al Nuovo centrodestra.

Quest’ultimo, per la verità, più che a una traballante candidatura a governatore, oltretutto con la prospettiva di doversi misurare con un ‘big’ del centrosinistra, verosimilmente Luciano D’Alfonso o Stefania Pezzopane, punta a essere il prescelto per diventare sindaco di Pescara, ma dovrà vedersela con l’uscente Luigi Albore Mascia, forzista, che non ha nessuna intenzione di cedere il passo solo perché glielo chiedono.

Ecco perché si va verso elezioni primarie per la fascia tricolore adriatica, con un uomo forte di Ncd ed esperto delle cose abruzzesi, il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello, che ha già fatto capire: sì a Chiodi ricandidato se sarà Testa l’homo novus per Pescara.

Nei giorni scorsi lo stesso Testa ha lanciato un sondaggio ‘fai da te’ sulla sua pagina della rete sociale di Facebook, ovviamente vincendolo in misura schiacciante, ma la sensazione è che sarà un po’ più difficile di così avere la meglio per correre verso palazzo di Città.