L’AQUILA – “La legge regionale approvata dal Consiglio regionale di Gianni Chiodi nel gennaio del 2010 e che vieta in zone sensibili abruzzesi le estrazioni di idrocarburi liquidi, mostra tutta la sua inadeguatezza e l’ignoranza di  base di chi l’ha redatta”, dichia in un comunicato Maria Rita D’Orsogna, professore associato del dipartimento di Matematica, presso Institute for Sustainability del California State University di Northrdige, a Los Angeles, California.

“La legge – prosegue la docente – lascia campo aperto agli idrocarburi gassosi per i quali non ci sono vincoli di alcun genere”. 

“Ma i principi della geologia sono semplici – ammonisce – sottoterra ci sono spesso miscele di gas e di petrolio e non è sempre possibile distinguere fra i due. I petrolieri allora ci riprovano e invece di far riferimento alla possibilità di estrarre petrolio, parlano di estrazione di gas naturale”. 

Sono di questi giorni infatti le richieste per ben quattro autorizzazioni a procedere per l’estrazione di gas dal Teramano e nel Pescarese. Le concessioni sono quelle di Villa Mazzarosa e Villa Cipressi, in provincia di Teramo, per conto della Mediterranean Oil and Gas, la stessa di Ombrina Mare, e quelle di Santa Venere e Cipressi in provincia di Pescara, per conto dell’Adriatica Idrocarburi, che fa capo all’Eni. 

Le località interessate sono Cappelle sul Tavo, Città Sant’Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore, Atri, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Elice, Montefino, Penne, Mosciano S. Angelo, Teramo, Cermignano, Cellino Attanasio, Canzano, Castellalto, Notaresco,  Bellante. 

“Anche se i petrolieri – dichiara la D’Orsogna – lo chiamano ora ‘gas’, le tecniche utilizzate, i rifiuti prodotti, la presenza di idrogeno solforato, sono gli stessi sia per il gas che per il petrolio. Basti pensare che presso il lago di Bomba le estrazioni di gas avranno bisogno di un desolforatore i cui principi sono del tutto simili al Centro oli di Ortona”. 

“A suo tempo – prosegue – tutte le associazioni ambientali, docenti universitari indipendenti e non al soldo di Eni o Assomineraria, avevano denunciato la possibilità da parte delle ditte trivellanti di utilizzare il gas naturale come cavallo di Troia per bucare il territorio, e sottolineato la necessità di vietare anche l’estrazione di gas dall’Abruzzo”. 

“Il governo regionale non ha voluto dare ascolto al parere degli esperti, e così il ritorno dei petrolieri si è concretizzato. A prendere decisioni su queste quattro concessioni sarà ancora una volta la Via regionale di Antonio Sorgi, che dopo due anni ancora non riesce a dire il suo no definitivo alle estrazioni di gas a Bomba da parte della Forest Oil, sebbene tutto l’Abruzzo civile e libero abbia espresso in mille modi il suo no”, insiste la studiosa.

“Ci aspettano altre battaglie – continua – e chiediamo ai presidenti di provincia di Pescara, Guerino Testa, e di Teramo, Valter Catarra e soprattutto ai cittadini di prendere informazioni, di indignarsi e di attivarsi contro questi nuovi attacchi. Chiediamo altresi alla dirigenza regionale di rispettare la volontà popolare e di dire una volta per tutte no all’Abruzzo minerario, senza prese in giro e senza altri stratagemmi volti solo ad ingannare la gente”. 

Gianni Chiodi, oltre ad essere stato sordo di fronte alle argomentazioni di esperti veri, e testardamente ancorato alle sua scarsa conoscenza scientifica, ancora una volta si mostra incurante della sua terra, della sua gente, e finanche della sua città, Teramo”, conclude la D’Orsogna.