L’AQUILA – “Non è il numero dei gestori a determinare la qualità del servizio, ma la qualità della classe dirigente che governa i processi. E non è detto che grande sia bello: la sanità è gestita su base provinciale così come l’edilizia residenziale. Il centrodestra a livello nazionale si batte per il ripristino delle Province così come le conoscevamo prima della riforma Delrio”.

Di fatto una bocciatura, quella espressa dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fdi, presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) in Abruzzo, in una intervista al quotidiano Il Centro, sugli aspetti centrali e salienti della riforma del ciclo idrico integrato, a firma del presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, e considerata una delle priorità assolute dell’agenda del Marco Marsilio bis.

La riforma, per come è stata finora formulata nel progetto di legge, va ricordato, prevede la creazione dell’Ambito territoriale unico regionale (Atur), suddiviso in due soli sub ambiti, ciascuno con un gestore unico, da individuare alla scadenza delle concessioni attualmente in corso, per “il perseguimento di economie di scala, il reperimento di risorse per l’efficientamento del servizio, l’uniformità delle tariffe”, con una gestione accentrata degli acquisti.

A individuare i due sub ambiti sarà la Regione, su proposta dell’Ersi, l’Ente regionale servizio idrico, secondo criteri fisici, demografici e tecnici. E non è detto che la ripartizione sarà quella delle province di L’Aquila e Teramo e delle province di Pescara e Chieti. Nasceranno poi due Assi, le assemblea dei sindaci, il cui presidente sarà il presidente della provincia con maggior numero di abitanti, con funzione di controllo e indirizzo.

Attualmente le società di gestione sono sei: Aca di Pescara, Ruzzo di Teramo, Sasi di Lanciano, Saca di Sulmona, Cam di Avezzano, con affidamento in scadenza nel 2027, e Gran Sasso acqua dell’Aquila, è in scadenza nel 2031. Sospiri ha più volte ribadito che l’obiettivo è quello di mantenere pubblico il servizio, ma proprio per questo occorre razionalizzare e rendere sostenibile il sistema, altrimenti no ci sarà partita con i privati quando si tratterà di fare le gare.

Abruzzoweb aveva già parlato di uno scontro interno tra Biondi e Sospiri su questa norma, solo l’ultimo di una serie, tranto che i due esponenti politici hanno replicato con tono molto duri assicurando che “non c’è alcuno scontro sul futuro della gestione dell’acqua in Abruzzo, non ci sono ‘feudi’ o ‘centri di potere’ da preservare né battaglie interne al centrodestra tra i sottoscritti, ricostruzioni che sono frutto della fantasia”.

Biondi nell’intervista si dice favorevole alla fusione di Gsa, Cam e Aca, per avere un unico gestore in provincia dell’Aquila, al pari di quello che avviene per le altre tre province, ma detto questo a proposito della creazione di due grandi sub ambiti, Gran Sasso e Maiella, con un unico gestore, esprime contrarietà alla proposta di Sospiri.

“La sanità è gestita su base provinciale così come l’edilizia residenziale, fatta eccezione per la provincia di Chieti; sui rifiuti si va verso un modello che presumibilmente sarà provinciale; il centrodestra a livello nazionale si batte per il ripristino delle Province così come le conoscevamo prima della riforma Delrio – spiega il sindaco dell’Aquila -. Perciò, io credo che quella debba essere la base di partenza”.

E ancora: “Come per la sanità, anche nell’acqua non si può adottare un criterio puramente numerico. Le aree interne hanno reti più estese e territori più complessi”. Ad esempio, “al pari del quantitativo di acqua immessa, perdere 50 metri cubi su una rete di un chilometro non ha lo stesso significato che perderne su una rete di dieci”.

In un altro passaggio dell’intervista Biondi poi sottolinea che “il principio di rappresentatività basato sulla densità demografica significa  penalizzare soprattutto i comuni delle aree interne e, in particolar modo, la provincia dell’Aquila che rappresenta, a livello di estensione territoriale, metà Abruzzo”.

A riprova del principio che “grande non è per forza bello” il sindaco ricorda che “il più grande gestore d’Abruzzo era ed è l’Aca, il più grande gestore della provincia aquilana era ed è il Cam. Entrambi sono andati in concordato preventivo per una gestione economico-finanziaria e patrimoniale non oculata, a riprova di quanto affermato: non è la dimensione che garantisce la qualità, ma la classe dirigente e politica che determina la correttezza delle scelte”.

D’accordo invece “sulla volontà di mantenere la gestione in mano pubblica e di garantire condizioni uniformi di erogazione, così da assicurare parità di accesso e, in prospettiva, omogeneità tariffaria. Le società pubbliche hanno un patrimonio umano e professionale che non può essere disperso. Il tema però non è ‘o riforma o privatizzazione’. La riforma va fatta, ma ascoltando i territori”. f.t.