L’AQUILA – Non bastava il terremoto, quello vero, per Gianni Chiodi: ora deve fronteggiare anche un improvviso quanto delicatissimo rimpasto di Giunta perché Daniela Stati si è dovuta dimettere in quanto interdetta dai pubblici uffici nell’inchiesta che ha portato all’arresto del padre, Ezio, del compagno, Marco Buzzelli, e di Vincenzo Angeloni e Sabatino Stornelli, con i quali sarebbe stata in combutta per favorirli nella ricostruzione post sisma. Apparentemente la cosa sarebbe semplice: basterebbe sostituirla.

Ma così non dev’essere, dato che lo stesso Chiodi ha subito preso per sé le deleghe della Stati ed ha fatto intendere che prima di scegliere il successore dovrà incontrare il coordinatore regionale e il vice del Pdl, i senatori Filippo Piccone (ex Fi) e Fabrizio Di Stefano (ex An), il primo marsicano, il secondo di Chieti.

Significa: studio degli equilibri territoriali e di corrente, in un momento in cui Chiodi è stato più volte “pressato” dallo stesso Pdl aquilano a nominare una assessore del capoluogo regionale. Intanto, non può essere nominato un esterno (già ve ne sono due e lo Statuto tanti ne prevede), altrimenti sarebbe un rimpasto ampio e difficilissimo. Il timore che per gran parte del giorno ha fatto arrovellare più di un “regionale” era che anche le donne dovessero essere almeno due: cosa poi chiarita perché nello Statuto non è specificato il sesso degli assessori.

Attualmente i dieci assessori sono così suddivisi per aree: quattro del Teramano (provincia di Chiodi), due ciascuno del Pescarese, del Chietino e della Marsica. Otto sono politici (Pdl), due tecnici. La nomina di un aquilano soddisferebbe il capoluogo, ma toglierebbe un rappresentante alla Marsica, potentissima nel Pdl perché ha più voti nel centrodestra ed esprime il coordinatore regionale e il presidente della Provincia. E poi, chi scegliere eventualmente?

Si parla di Giorgio De Matteis, vicepresidente vicario del Consiglio ed assessore alla protezione civile negli anni dal 2000 al 2005, quando la Protezione civile inviò alle regioni la mappatura sismica dell’Italia sollecitando eventuali variazioni. L’Aquila era in fascia 2 e lì rimase, anziché essere inserita in fascia 1, quella più grave.

Ma De Matteis, critico nei mesi scorsi con Chiodi e ultimamente spesso assieme al presidente, è dell’Mpa. Quindi ci sarebbe uno “squilibrio” non solo territoriale, ma anche politico. Come si vede, per Chiodi non è affatto semplice.