TERAMO – Diventa un caso politico, che lacera anche il Partito democratico e la maggioranza di centrosinistra in Regione Abruzzo, la nascita della piccola Noemi nel punto nascita di Atri (Teramo), chiuso da novembre e riaperto d’urgenza ieri pomeriggio per effettuare un parto, che in base alla nuova organizzazione sanitaria doveva avvenire nei punti nascita di Pescara o Teramo.

L’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci (Pd), che ha sempre difeso a spada tratta la necessità di chiudere i piccoli punti nascita, bolla infatti come una “volgare strumentalizzazione”, quella di chi oggi vede nella nascita di Noemi la prova che il punto nascita non andava chiuso, e che la rete di emergenza alternativa ha molte falle e non è affidabile.

Ma non sfugge che tra i “volgari strumentalizzatori” ci sono anche il consigliere regionale Luciano Monticelli e la senatrice Stefania Pezzopane, del suo stesso partito, il Pd, non solo esponenti del centrodestra e Movimento 5 Stelle, da sempre contrari alle chiusure dei punti nascita.

Monticelli ha preso carta e penna e ha scritto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e a tutti senatori e deputati abruzzesi, lettera in cui si ribadisce che in sostanza è stato un errore chiudere l’Ostetricia del presidio atriano, “interpretando la normativa sanitaria nel senso più restrittivo possibile e descritto come pleonastico e insicuro”.

La donna 28 enne si è presentata in travaglio al pronto soccorso dell’ospedale di Atri e la bimba è stata fatta nascere perché il viaggio in ambulanza verso il Mazzini di Teramo sarebbe stato troppo rischioso per la mamma.

La senatrice Pezzopane dà ragione a Monticelli, e su questa “inquietante vicenda” ha annunciato un’interrogazione alla Lorenzin.

Ben diversamente la pensa Paolucci.

“Mi chiedo come sia potuto mai accadere che un operatore sanitario abbia fatto partorire una madre gravida mettendo a rischio lei e il bambino, non nel punto nascita più vicino, ma in una normale struttura sanitaria”.

E aggiunge: “Aspetto che ci sia una ricostruzione puntuale da parte della Asl sull’accaduto, sul disservizio causato immagino da qualche operatore sciagurato”.

La notizia vera è che “la rete di emergenza urgenza che abbiamo attivato in alternativa al punto nascite è talmente solida che c’erano ad Atri ben tre autoambulanze pronte a garantire la massima sicurezza”.

L’accertamento invocato da Paolucci è stato già avviato dalla Asl di Teramo.

“Dopo l’evento della nascita – si legge in una nota stringata – in condizioni di emergenza avvenuta ieri presso l’Ospedale di Atri, la Asl di Teramo ha attivato una verifica immediata dei fatti, dalla quale emergono già alcuni risultati che saranno, comunque, ulteriormente approfonditi”.

Spiegando che la paziente, “gravida a termine, si è rivolta alla propria ostetrica di fiducia, in servizio presso un Consultorio territoriale. L’ostetrica ha ritenuto che la signora fosse in travaglio di parto e che fosse necessario trasportarla al Pronto Soccorso più vicino, che era quello di Atri. In questi casi, invece, è assolutamente indispensabile attivare le procedure di emergenza del servizio 118 che, nell’occasione, avrebbe trasportato in sicurezza la paziente presso il Presidio Ospedaliero più vicino, dotato di punto nascita”.

Monticelli, ritiene invece che questa vicenda “deve suonare la sveglia nelle orecchie di tutti i rappresentanti della classe dirigente della nostra Regione, Luciano D’Alfonso in testa”.

“Non mi pento nemmeno per un istante – incalza il consigliere dem – di aver combattuto la battaglia in difesa dei Punti Nascita, insieme a Stefania Pezzopane e pochi altri all’interno del mio Partito, guadagnandomi chiara fama di populista e campanilista”.

E nella lettera agli onorevoli abruzzesi Monticelli sottolinea che “quanto avvenuto rappresenta un inaccettabile disservizio ai danni della famiglia coinvolta, che si è risolto positivamente solo grazie alla condizione ancora agibile del soppresso reparto del ‘San Liberatore’ e della professionalità del personale coinvolto. Particolare apprensione destano due elementi della vicenda. Il primo è il mancato trattamento ricevuto presso l’Ospedale ‘Santo Spirito’ di Pescara, che già nel 2013 totalizzava più di 2000 parti annui, e per effetto del decreto di chiusura dei punti nascita, ha visto incrementare in modo considerevole l’afflusso di partorienti. Il secondo è il mancato trasferimento della donna presso un Punto Nascita funzionante in condizioni di sicurezza”.

L’episodio dunque oltre ad aprire una frattura all’interno del Pd, rimette al centro del dibattito la partita non ancora conclusa sul destino dei punti nascita già chiusi, oltre a quello di Atri, anche quelli di Ortona ( Chieti) e Penne (Pescara), e ila partita che riguarda il punto nascita di Sulmona (L’Aquila), che dovrebbe chiudere in primavera.

Tutti sperano in un miracolo anche dopo aver perso i vari ricorsi al Tribunale amministrativo regionale, in quanto come ribadiscono comitati, sindaci e amministratori di ogni schieramento, la circolare del ministro Lorenzin di novembre 2015, fa riferimento a criteri più elastici rispetto a quelli che hanno imposto al commissario ad acta Luciano D’Alfonso di chiudere i centri nascita aprendo spiragli per quelli delle aree montane come Penne e Sulmona.

Inoltre in base ai dati aggiornati al 2014 dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas), i centri di Ortona e Atri superano la soglia di sicurezza di 500 parti l’anno. Mentre sono stati chiusi quelli che in base ai dati sono sotto la fatidica soglia dei 500 relativi al 2013.

Ma anche da questo punto di vista Paolucci non ha nessun tentennamento, se non per le sorti di Sulmona, “per cui è in corso una nuova valutazione al Ministero”.

“Sui punti nascita già chiusi non è previsto nessun passo indietro. Le sentenze del Tar sono cristalline, e hanno dato piena ragione al lavoro che abbiamo svolto, smascherando le bugie e volgari strumentalizzazioni di tanti consiglieri regionali”, conclude sicuro Paolucci.