L’AQUILA – “L’assessore regionale Dino Pepe dimentica di dire che ad essere non spesi del Piano di sviluppo rurale (Psr) 2007-2013, non sono solo 6 milioni, perché ce ne sono altri 20, forse 25, di fondi ‘in trascinamento’, e la colpa è tutta di questa amministrazione!”.

A parlare è il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, che della materia se intende, essendo stato assessore anche lui all’Agricoltura con la precedente giunta di Gianni Chiodi.

A differenza di quanto sostenuto da Pepe ad AbruzzoWeb, Febbo assicura che purtroppo i soldi che torneranno a Bruxelles, perché sarà impossibile spenderli entro il termine ultimo del 31 dicembre, saranno oltre 30 milioni.

Una cifra enorme, considerato che la dotazione finanziaria del Psr 2007-2013 era di 382 milioni, e ci sono stati ben sei anni per metterli a bando a vantaggio di aziende agricole e per tanti interventi nelle aree interne e rurali.

Questo accade mentre partiranno entro l’anno i primi bandi, per giovani imprenditori e comunicazione, del Piano di sviluppo rurale 2014-2020, un tesoro da 433 milioni di euro, approvato ad ottobre dalla comunità europea.

“In linea di principio si potrebbe sostenere – spiega Febbo – che questi 25 milioni non sono andati perduti, perché come si dice nel gergo tecnico sono andati ‘in trascinamento’, cioè si potranno spendere con il prossimo Psr, visto che non ci si è riusciti con quello vecchio. Ci si dimentica di dire però, che proprio per questa ragione, la Comunità europea ci ha riconosciuto meno fondi nel nuovo Piano, per una cifra equivalente. Quindi sarebbe più corretto dire che li abbiamo persi”.

Come è stato possibile tutto ciò?

Febbo indica tre manchevolezze, e tutti e tre “portano la responsabilità di questa amministrazione”.

“Soldi non spesi – spiega innanzitutto l’ex assessore – sono in parte significativa quelli che questa amministrazione non è riuscita impegnare per la banda larga, per l’internet veloce nelle aree rurali. I progetti non sono diventati cantiere, anche se c’erano risorse pronte, per vari problemi burocratici, che fanno sempre capo alla scelta dei tecnici da parte della Regione, e ai consulenti chiamati a collaborare”.

“Ci sono poi i centri di ricerca in crisi – incalza Febbo – Cotir, Crab e Crivea, che indebitati fino al collo non possono partecipare ai bandi, non avendo i Durc (documenti di regolarità contributiva) dei dipendenti in regola, visto che da più di un anno non sono versati stipendi e contributi. E per questa ragione si sono tirate indietro anche tante aziende private che si erano consorziate con i centri di ricerca, e che avrebbero dovuto anche anticipare consistenti risorse finanziarie”.

Il presidente Luciano D’Alfonso, ricorda dunque Febbo, “ancora non riesce a rimettere in carreggiata i centri di ricerca, come aveva promesso, e questo ci è costato molto, in termini di mancati finanziamenti europei”.

Terza cuasa la riorganizzazione della settore agricoltura, con accorpamenti di uffici e trasferimenti.

“Questo scombussolamento – conclude Febbo –  ha determinato ritardi, complicazioni nell’organizzazione del lavoro, e ha demotivato molto il personale, che ha un ruolo determinante nell’istruire i bandi del Psr, con velocità ed efficacia”.