L’AQUILA – Sul rimpasto di Giunta alla Provincia dell’Aquila è braccio di ferro tra il presidente, Antonio Del Corvo, e i consiglieri di maggioranza.
Del Corvo ha deciso di andare avanti come un treno, nonostante i mal di pancia, e ha già indicato la dead line oltre la quale non vuole andare: l’ultima domenica del mese.
“Una data scaramantica – spiega il presidente ad AbruzzoWeb – perché esattamente il 28 aprile di tre anni fa varavo il primo esecutivo”.
Un termine, quindi, che è slittato di circa due settimane rispetto alla scadenza che lo stesso Del Corvo aveva dato nel corso della riunione dei capigruppo dei partiti che lo sostengono, durante la quale aveva annunciato la volontà di rimettere mano alla macchina amministrativa.
Una novità che aveva colpito di sorpresa i presenti, rimasti di stucco da una presa di posizione che non lasciava spazio a repliche.
UN RIMPASTO GIÀ DECISO DA TEMPO
In realtà il presidente stava maturando questa decisione già da tempo, almeno da sei mesi, ma prima l’ipotesi del taglio delle Province poi lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni di febbraio, con le sue dimissioni per anelare a una candidatura mai arrivata, hanno rinviato l’appuntamento.
Stavolta, invece, Del Corvo è intenzionato a fare sul serio e alle sue condizioni, come spiega: “Dei sette componenti della Giunta terrò per me due o tre posizioni, i restanti nomi mi dovranno essere forniti dai partiti ma dovranno comunque avere il mio gradimento”.
Insomma, una squadra di assoluta fiducia, quella che è venuta meno nel momento in cui Del Corvo ha provato a spuntare un seggio alle scorse politiche ed è stato lasciato solo praticamente da tutti gli esponenti del Popolo della libertà della Provincia, che si sono stretti intorno al coordinatore regionale del partito, il deputato Filippo Piccone, contro il presidente.
LO SCONTRO PICCONE-DEL CORVO
Piccone e Del Corvo, infatti, sono entrambi di Celano (L’Aquila), sono stati anche amministratori insieme al Comune, e già ipotizzare due candidati dell’Aquilano in posizione eleggibile per il Parlamento, all’epoca, era fantascienza, figurarsi due dello stesso paese.
A quel punto Piccone ha alzato le antenne e ha fiutato puzza di fregatura, per questo ha iniziato una battaglia neanche troppo sotterranea contro il suo ex vice sindaco ed ex uomo di fiducia che aveva voluto fortemente prima nel listino del presidente della Regione, Gianni Chiodi, nel 2008 e poi come competitor di Stefania Pezzopane alle provinciali di due anni dopo.
Al punto di scegliere in pochi sono rimasti con Del Corvo, che se l’è legata al dito, e se prima era disposto a chiudere un occhio nei confronti di qualche assessore poco produttivo adesso ha deciso di non tollerare più collaboratori a mezzo servizio.
Viste le premesse si sono sentiti tutti rimessi in discussione e da 20 giorni in Provincia non si parla d’altro e non si contano cene carbonare e incontri clandestini o ufficiali, come quello che è andato in scena ieri sera dalle parti della Marsica.
LA POSIZIONE DEI PARTITI
La posizione del gruppone del Pdl, che conta 10 consiglieri su 14 contando i 6 con il marchio ufficiale (Filippo Santilli, Salvatore Orsini, Armando Floris, Pasqualino Di Cristofano, Gabriele Fulvimari e Fernando Caparso), i 2 di Forza Provincia (Gino Fosca e Felicia Mazzocchi), Gianluca Alfonsi di Alleanza per L’Aquila e di Paolo Federico (Per L’Aquila), è chiara: vuole blindare la situazione attuale lasciando tutti o quasi al loro posto.
In alternativa la richiesta messa sul tavolo delle trattative è di cinque posti e i nomi che circolano sono quelli degli uscenti Guido Liris (Viabilità), Mauro Fattore (Edilizia scolastica) e Claudio Tonelli (Personale), del consigliere Pasqualino Di Cristofano, che consentirebbe l’entrata nell’assise provinciale dell’ex assessore Roberto Romanelli, e di un nome gradito agli uomini del vice coordinatore del partito, il deputato Fabrizio Di Stefano, cioè Alfonsi, Caparso e Floris.
Una gattopardesco cambiare tutto per non cambiare nulla: una proposta per Del Corvo irricevibile.
Senza contare che i due dell’Unione di centro, Andrea Gerosolimo ed Emilio Cipollone, sono irremovibili sulla postazione che è già di Marianna Scoccia (Cultura), ex pidiellina di provenienza Alleanza nazionale, in seguito divenuta moglie di Gerosolimo ed esponente della Vela.
Stesso discorso per il Movimento per le autonomie, con il capogruppo, Leonardo Gattuso, che non ne vuole sentir parlare della sostituzione di Pino Tiberio (Ambiente), uno dei più a rischio nel minacciato repulisti di Del Corvo.
Considerando che il presidente vorrebbe ancora con sé almeno la sua vice, Antonella Di Nino (Attività produttive), e il segretario regionale della Destra, Luigi D’Eramo (Sociale), che non hanno “tutor” in Consiglio provinciale, e punta a indicare un ulteriore assessore, è evidente che i conti non tornano, anzi.
Va anche sottolineato che Del Corvo punta a un riequilibrio territoriale: ai tempi del primo dei tre cambi di poltrone già effettuati, infatti, il marsicano Vincenzo Patrizi (ex Pdl transitato in Futuro e libertà), dovette lasciare il posto a D’Eramo, un aquilano.
In questo risiko di difficile definizione, quindi si è innescato un gioco al rialzo, con il Pdl che punta a ridurre al minimo le possibilità di manovra di Del Corvo per lasciare immutato l’assetto attuale.
Ma il presidente non ci sta a farsi dettare i termini dell’accordo e a sacrificare le sue “quote” e, secondo quanto si apprende, è arrivato a minacciare di mandare tutti a casa. Lo stesso, di riflesso, hanno fatto i consiglieri, ma la verità è che non interessa a nessuno chiudere anzitempo la legislatura, o per lo meno non prima dell’autunno.
LE STRATEGIE PER LE REGIONALI
Del Corvo, infatti, non fa mistero di voler tornare tra i banchi del Consiglio regionale e uno dei motivi per i quali lavora al rimpasto è quello di crearsi un braccio operativo interno alla Provincia che poi lo sostenga alle elezioni, previste tra novembre 2013 e marzo 2014, con quest’ultima come data più probabile.
Sull’altro fronte i consiglieri “picconiani”, su spinta del loro mentore, non possono dare l’immagine di un partito litigioso che per i posti di potere fa cadere l’amministrazione, dopo che lo stesso leader del Pdl, Silvio Berlusconi, aveva dato l’imprimatur sulla candidatura di Del Corvo.
Tra l’altro rimanere in sella, per alcuni consiglieri e assessori, potrebbe essere un modo per restare sulla cresta dell’onda e giocarsi, a loro volta, la possibilità di approdare all’Emiciclo.
A complicare lo scenario, però, ci si mette il fatto che, se davvero dovessero essere confermate le aspirazioni “regionali” di Del Corvo, l’esperienza del centrodestra avrebbe comunque una scadenza anticipata, perché la legge sulle ineleggibilità prevede che i presidenti e i membri delle giunte provinciali, per candidarsi, debbano dimettersi quattro mesi prima delle elezioni.
Ciò starebbe a significare che quello che oggi è solo un balletto di strategie dopo l’estate diventerebbe una samba scatenata. Pierluigi Biondi
SI SPACCA IL FRONTE DEL PDL
Si rompe il fronte del Popolo della libertà alla Provincia dell’Aquila, alle prese con il rimpasto di Giunta deciso dal presidente, Antonio Del Corvo, che per domenica prossima ha annunciato l’ufficializzazione di un nuovo esecutivo.
Tre consiglieri, Gianluca Alfonsi (Alleanza per L’Aquila), Armando Floris e Ferdinando Caparso (Pdl), vicini al vice coordinatore regionale del partito, il deputato Fabrizio Di Stefano, spiegano di “condividere l’esigenza manifestata da Del Corvo di rivedere la Giunta per rilanciare l’azione politica e dare maggiore supporto al presidente”, come dichiara ad AbruzzoWeb Alfonsi.
Una posizione in contrapposizione con il resto del gruppo, che è composto complessivamente di dieci persone, che invece punta a congelare la situazione attuale e vede con fastidio il repulisti minacciato da Del Corvo.
A tal proposito, afferma ancora Alfonsi, “auspichiamo l’ingresso in Giunta di alcuni attuali componenti del Consiglio” e, rispetto alla esigenza evidenziata dal presidente di riservarsi almeno due delle sette posizioni disponibili nell’esecutivo, si dicono “d’accordo con la richiesta di Del Corvo”.





