CHIETI – Un’ora di cortello e un’ora di manifestazione davanti alla stazione, bloccando il traffico veicolare della Tiburtina. Si è consumato in questo modo l’ennesimo grido di dolore del capoluogo teatino contro il riordino dell province voluto da Roma.

Circa 500 i partecipanti alla fiaccolata guidata dal sindaco Umberto Di Primio  e dal presidente del Consiglio comunale Marcello Michetti. Il corteo è partito alle ore 17 dalla piscina comunale a Chieti Scalo e dopo circa un’ora è arrivato davanti alla stazione. Qui i manifestanti hanno occupato la carreggiata, ponendosi in cerchio intorno alla fontana monumentale di fronte al piazzale della stazione.

Dopo oltre un’ora il corteo si è disperso e tutto è tornato alla normalità. Anche questa volta si è trattato di una manifestazione apolitica, con la presenza di molti consiglieri di maggioranza e d’opposizione a sfilare al centro del corteo, dove c’erano anche il senatore Fabrizio Di Stefano e l’assessore regionale regionale Mauro Febbo.

Era presente anche l’ex assessore regionale Paolo Ciammaichella, il figlio Marco è uno dei quattro avvocati che assisterà gratuiamente l’ente Provincia nel ricorso al Tar contro la legge di riordino promosso dal presidente Enrico Di Giuseppantonio che però oggi non era presente.

Ha sfilato per la prima volta come nuovo vice sindaco anche Maria Rita Febbo, mentre più indietro nel corteo c’era il suo predecessore, Bruno Di Paolo. Tanti anche i rappresentanti delle associazioni di categoria, tra cui spiccavano lo striscione di Confcommercio e le bandiere di Confesercenti. 

A scandire i cori, al microfono, ancora una volta Cristiano Vignali che ha promosso il gemellaggio con le città di Avellino e Frosinone anche loro in rivolta contro il riodino. Nel corteo era presente, infatti, pure una piccola delegazione di studenti avellinesi. A fine corteo immancabile il gruppetto di ultrà del Chieti.

Molti i cori per gridare il proprio dissenso contro la perdita della provincia: “Se Roma non ci ascolta, avranno la rivolta”, “Chieti provincia per chi non ha memoria, lo dice la legge lo dice la storia”, ma anche “lavoro e provincia, la lotta qui comincia”.

La battaglia ora si sposta in Parlamento. Lo sa bene il senatore Di Stefano tra i firmatari della pregiudiziale che considera il riordino incostituzionale. “Ci siamo resi conto – ha spiegato Di Stefano – che la pregiudiziale non sarebbe mai passata nell’apposita commissione presieduta dall’ex Pdl Vizzini e perciò abbiamo deciso di presentarla direttamente in aula dove verrà discussa prima della legge sul riordino”.

Il senatore ha già presentato una serie di emendamenti su Chieti e sta preparandone altri che riguardano le altre 35 province interessate. Non ha negato che si tratta anche di emendamenti ostruzionistici, come a dire che è pronto a portare avanti la battaglia con tutte le armi a disposizione. Compresa quella del voto contro la fiducia, nel caso il governo dovesse presentare la legge blindata dalla fiducia. C’è un documento firmato da 54 senatori del Pdl pronti a fare altrettanto, “adesso – ha detto Di Stefano – resta da vedere se il Pd è rispetterà gli impegni presi dalla  AnnaFinocchiaro a Chieti e da Pierluigi Bersani a Crotone”. (ar.ia.)