CHIETI – Riparte da Chieti la protesta contro il riordino delle Province.

Questa mattina il sindaco di Chieti Umberto Di Primio ha infatti invato una lettera al presidente Anci (l’unione nazionale dei Comuni), al presidente Upi (l’unione nazionale delle Province), a tutti i sindaci dei capoluoghi e ai presidenti di Provincia, per chiedere di riprendere insieme la protesta sul riordino varato nel corso dell’ultima seduta del Consiglio dei ministri.  

Dopo lo sciopero della fame e il blitz solitario davanti a palazzo Chigi, il sindaco di Chieti prova così una nuova strategia, che non passa per la richiesta d’appoggio ai parlamentari, perché preparino l’emendamento delle tre province abruzzesi, poiché il provvedimento del Governo potrebbe arrivare in Parlamento anche blindato dalla fiducia. A quel punto ogni azione dei parlamentari risulterebbe inutile.  

Ecco perché Di Primio si appella ai colleghi dell’Anci e ai presidenti di Provincia, sperando di lanciare una battaglia comune. Nella lettera chiede loro, infatti, di predisporre documenti, richiedere ulteriori incontri, presidiare Palazzo Chigi e il Parlamento: insomma mettere in atto tutte quelle iniziative che non facciano passare nel silenzio una decisione di tale portata.

“Non si può far passare il principio in ragione del quale – scrive Di Primio – il governo, calpestando le autonomie degli enti locali, la storia e l’economia dei territori, decida del futuro stesso dei nostri Comuni e delle nostre Province, ciò diverrebbe un pericolo per tutti e per primo delle democrazie elettive”.

“Non si può accettare – continua il sindaco – che la populistica e falsa immagine della soppressione di alcune Province rappresenti la panacea di tutti i mali, mentre continuano a essere tollerati e alimentati gli sperperi di Stato e delle Regioni”.

“Non sono affatto contrario ai principi della cosiddetta spending review e alla necessità, su tutto il territorio nazionale, di contenere l’abnorme spesa pubblica – conclude il sindaco –  quel che contesto, però, sono le modalità che ne hanno ispirato i criteri, che non hanno minimamente toccato le vere fonti di sperpero”.