L’AQUILA – Un fronte trasversale maggioritario dentro il Consiglio regionale potrebbe scegliere di non decidere sul taglio delle province, dando l’ultima parola al governo nazionale, e apre lo scontro con i presidenti degli enti, in particolare con quelli di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio (Udc), e Pescara, Guerino Testa (Pdl).

È più di un’idea quella su cui stanno lavorando Popolo della libertà e, sottotraccia, anche il Partito democratico, per evitare che il riordino degli enti abbia effetti disastrosi sugli equilibri interni dei due partiti.

Secondo i rumors la piattaforma su cui si potrebbe consumare l’intesa è la proposta depositata dal capogruppo pidiellino all’Emiciclo, Lanfranco Venturoni: un provvedimento amministrativo che chiede all’esecutivo di Mario Monti di cancellare tutte e quattro le province.

Poco più di una mozione, in definitiva di scarsa efficacia, ma che potrebbe evitare il bagno di sangue in aula, che martedì prossimo sarà chiamata a esprimersi sulla questione, condita nei giorni scorsi da polemiche furibonde e minacce neanche troppo velate di far saltare il banco.

Una pensata che ha allettato il Pd, interessato come i dirimpettai di maggioranza a salvaguardaria la compattezza della pattuglia dei propri consiglieri, messa a dura prova dall’uscita di alcuni di essi, Giovanni D’Amico, Giuseppe Di Pangrazio e Claudio Ruffini: “in Abruzzo deve esserci un’unica provincia, con capoluogo L’Aquila”, una posizione che si è beccata la dura reprimenda del segretario regionale, Silvio Paolucci.

Ma anche dentro al centrodestra si incrociano le lame, come dimostra la reazione di Testa e Di Giuseppantonio alla proposta di Venturoni: “è pilatesca, oltre che anti-costituzionale, la Regione deve decidere non delegare ad altri”.

Sostanzialmente d’accordo anche il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo (Pdl), pure se l’ho fa trapelare solo tra le righe: “si tratta di un atto politico, nulla più, esula da quelli che sono gli obiettivi della spending review e non cambia la sostanza dei passaggi istituzionali che andranno fatti”.

“Un atto che non ha alcun valore concreto – aggiungono Testa e Di Giuseppantonio – che tenta di rimandare all’esecutivo nazionale scelte che, invece, andrebbero fatte in Consiglio regionale”.

Da come si sono messe le cose, dunque, sembra che diventerà carta straccia il voto del Consiglio delle autonomie locali che, a maggioranza relativa dei componenti, ha stabilito che le province in Abruzzo dovrebbero essere due: L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara.

Un parere di natura non vincolante, che oggi viene messo da parte, ma che potrebbe rientrare dalla finestra, soprattutto se il governo si accorgesse che l’abolizione tout-court di tutte le province di una regione non è fattibile senza una modifica alla Costituzione.

A quel punto il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi sarebbe quasi obbligato a recuperare la decisione del Cal e a “spacchettare” in due l’Abruzzo.

Una soluzione che scontenterebbe comunque parecchi ma che almeno potrà consentire ai big pidiellini e democrat di scaricare le responsablità su Roma.