PESCARA – “Non condivido affatto e mi meraviglia molto la posizione del presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, che attraverso le sue dichiarazioni ha espresso una sua presa di distanza sia dal gruppo di maggioranza del Pdl, di cui lui stesso è espressione, sia dallo stesso governatore Gianni Chiodi. Allo stesso tempo non capisco la fuga in avanti del presidente Pagano visto che, inoltre, la risoluzione approvata in assise regionale che lui stesso ha presieduto, è stato anche argomento di discussione nei diversi tavoli del gruppo Pdl”.

Questo il commento dell’assessore regionale Mauro Febbo che interviene ancora sull’argomento relativo al riordino delle province.

“L’intera Giunta regionale e la maggioranza tutta – afferma Febbo – è compatta contro il provvedimento del governo ed esprime la propria contrarietà al decreto legge relativo al riordino delle province, con particolare riferimento alla proposta relativa all’Abruzzo”.

“In più occasioni ho sottolineato l’inadeguatezza e le problematiche che scaturiscono da tale riordino che non tiene conto della complessità e varietà dei propri territori. Infatti nei miei vari interventi ho avanzato i dubbi sulla riforma poiché la Provincia di Chieti, se il decreto dovesse rimanere invariato, subirà grosse difficoltà soprattutto in relazione alla gestione del suo ampio territorio e degli uffici periferici. Altro dato è capire su quale principio sono stati fatti gli accorpamenti visto che, per esempio, la Provincia di Chieti ha sia il requisito dei 350 mila abitanti sia dell’estensione superiore a 2.500 chilometri quadrati”.

“In qualità di responsabile nazionale del Pdl – ha aggiunto Febbo – ho già interessato i rappresentati in Parlamento per farsi interpreti della volontà dell’Abruzzo e delle sue istituzioni. Qualora, anche in sede di conversione in legge del decreto non dovessero essere introdotte le modifiche auspicate dall’esecutivo regionale la stessa promuoverà ricorso di fronte alla Corte costituzionale a tutela della legittimità e correttezza del percorso effettuato dal Consiglio regionale dell’Abruzzo.

“Il sottoscritto – rimarca Febbo – unitamente al governatore Chiodi, ha già interessato gli uffici legislativi regionali per intraprendere la strada del ricorso per far prevalere sia le ragioni del gruppo di maggioranza sia quelle di tutti i territori provinciali. L’Abruzzo, pertanto, è pienamente legittimata a presentare ricorso e dunque si unirà a Lazio, Lombardia, Sardegna e Veneto, Molise, Calabria e Provincia autonoma di Trento, che come noi hanno avanzato istanza alla Corte costituzionale. Sia io che Chiodi siamo fermamente convinti dei vizi di incostituzionalità del decreto ‘Salva Italia’ come già deciso proprio durante il Consiglio regionale del 23 ottobre scorso”.

“L’azione del governo regionale – conclude Febbo – tende a tutelare anche le prerogative di una regione spesso individuata come esempio di virtuosità, e che al contrario vedrebbe minata la sua autonomia, che con responsabilità si è  impegnata con concrete azioni di riforme istituzionali volte al contenimento delle spese, ma anche alla salvaguardia dei servizi essenziali per il cittadino”.