L’AQUILA – “È la storia che si ripete, come in tutti i regimi oppressivi e in questo caso teocratIco, dove vengono a mancare tutte le principali libertà dell’essere umano. Ogni volta che il popolo in Iran insorge, come accaduto in questi giorni, è sempre per opera delle donne e dei giovani e per eliminare fisicamente gli oppositori, il regime li accusa di essere nemici di Dio, ‘Moharebeh’, e li fa fucilare!”.

Questa la denuncia ad AbruzzoWeb sulle recenti rivolte in Iran di Feridoun Tahmsebi, rifiguato politico che arrivò nel capoluogo d’Abruzzo negli anni ‘70 per frequentare un dottorato di ricerca in Ingegneria meccanica e rimasto poi in città.

La famiglia di Feridoun era impegnata politicamente fino alla rivoluzione del 1978-1979.

Per Tahmsebi, “la rivolta ha una matrice molto più profonda della mancanza di lavoro e del caro vita, i motivi solo apparenti, in quanto affonda il suo malessere nel proibizionismo di questo regime teocratico, mascherato dalla parvenza di democrazia data da Rohuani”.

Il vero motore di questa rivolta “sono quindi le donne e i giovani, come è sempre accaduto nella storia del mio Paese. Per esempio, la ragazza arrestata nei giorni scorsi, che ha tolto il velo in segno di protesta e il cui video è diventato virale non è che la punta dell’iceberg del malcontento sociale, che sta spingendole nuove generazioni a rischiare la propria vita per cambiare il sistema”.

Tahmsebi si riferisce all’immagine chiave di queste ore e che il regime ha tentato di oscurare.

“Il sogno degli iraniani – spiega ancora – è sempre stato, in tutte le epoche, la libertà e la democrazia, principi indissolubili e che sono stati sempre negati”.

“La rabbia che scuote l’Iran ha radici profonde – continua – in molti speravano che la venuta del presidente Hassan Rohuani votato nel 2013, sulla scia di un vento di cambiamento e di apertura, potesse in qualche modo riportare fiducia nel futuro, cosa che non è avvenuta, nonostante sia stato presentato come un sostenitore di una politica estera più moderata e di apertura verso l’Occidente”, aggiunge.

“Come sempre – continua Ferdoun – i persiani si rivoltano contro il sistema teocratico in generale, non contro questo o quel governo, vogliono votare con libertà e non quei soggetti scelti da altri secondo canoni prestabiliti. La risposta del governo in questi giorni porta il suggello del sae e degli arresti”.

È di queste ore anche la notizia di una contro-manifestazione di sostegno al regime, “nient’altro che uno specchietto per allodole – afferma – tutto organizzato dai corpi militari pasdaran che per proteggere il sistema pagano o costringono familiari e cittadini a scendere in piazza e a condannare apertamente i sediziosi”.

“Tu non hai diritti e se ti ribelli contro il sistema, diventi un nemico di Dio e come tale non sei persona gradita e vai eliminato. La gente che ha votato Rohani voleva i diritti civili per la libertà e la democrazia e si ritrova oggi un capo di Stato che è manovrato dgli stessi ayatollah”, afferma ancora.

“Se non cambia il regime non ci sarà mai democrazia. Il sogno di tutti gli iraniani è quello di ricordare un popolo libero dal bavaglio della teocrazia e messo in condizione di esprimere il proprio voto in favore di rappresentanti scelti direttamente senza approvazione dei massimi esponenti del regime. Se così non sarà le donne e i giovani continueranno a protestare e dall’altra parte la repressione sarà per forza di cose feroce, violenta e nascosta”, conclude.