L’AQUILA – La protesta degli studenti contro il decreto Gelmini arriva fin dentro la zona rossa del centro dell’Aquila: lì dove da 19 mesi regna sovrano il silenzio, oggi gli studenti universitari hanno portato il trambusto della loro contrarietà alla tanto contestata riforma predisposta dal ministro dell’Istruzione, che domani verrà discussa alla Camera.

“Università pubblica”, “La riforma io non la pago”, questi alcuni degli slogan gridati dagli studenti nel varcare la zona rossa, sotto gli occhi incuriositi degli operai a lavoro sui ponteggi, per dirigersi da piazza Duomo verso Palazzo Camponeschi, sede storica della facoltà di Lettere e filosofia fino al sisma del 6 aprile 2009.

Proprio sotto la “sua” facoltà ha voluto prendere la parola Giannino Di Tommaso, preside di Lettere. “Il sistema universitario italiano – ha detto davanti ai circa duecento manifestanti – che per secoli ha costituito un vanto per la nostra nazione, sta diventando la ‘Cenerentola’ degli altri paesi, anche di quelli in via di sviluppo”.

Problemi nazionali, quelli che interessano il diritto allo studio, che si intrecciano a quelli locali, che vive l’Ateneo aquilano e in particolare la facoltà di Lettere, che ora si trova a Bazzano.

“Nelle immatricolazioni – ha spiegato il preside – c’è stato un calo del 33 per cento. La nota positiva è che i lavori nell’ex ospedale San Salvatore vanno avanti e il prossimo anno accademico lo inizieremo lì, in questa nuova sede dove il piano terra e il primo piano saranno destinati per la biblioteca”.

Gli insorti che hanno messo in atto la protesta si sono detti confortati anche degli effetti positivi che hanno avuto le mobilitazioni avvenute in questi giorni nel resto d’Italia.

“La mobilitazione sta funzionando – ha detto Mauro Pettinaro rappresentante degli studenti al Cnsu (Consiglio nazionale degli studenti universitari) davanti all’assemblea di studenti riunita nell’atrio della facoltà di Scienze – la manifestazione di giovedì a Roma ha turbato molto la Gelmini. Li stiamo prendendo per stanchezza, dobbiamo andare avanti con la protesta”.

“Sono fiero di concludere la mia carriera da ricercatore, che ho portato avanti nonostante i finanziamenti fossero pari a zero – ha detto Maurizio Passacantando, rappresentante dei ricercatori nel Consiglio d’amministrazione universitario – Nonostante noi lavoriamo con gli studenti, che aiutiamo anche nei progetti di tesi, il nostro ruolo non ha un riconoscimento giuridico dal 1980. Con il precariato, l’università non ha futuro”.

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