ROMA – Anche un tappo può dare una mano. O, meglio, crearla.
Un gruppo di 15 studenti dai 15 ai 17 anni dell’Istituto “Massimiliano Massimo” di Roma ha progettato e costruito un sistema che consente di trasformare tappi e contenitori di plastica in protesi esterne o pezzi di ricambio essenziali, grazie a estrusori e stampanti 3D.
Il tutto ha come obbiettivo finale quello di mettere a disposizione dei medici che operano in Africa una “mini fabbrica” e i relativi modelli 3D, in modo che possano produrre in loco le protesi.
I primi due ospedali a cui andranno le “mini fabbriche” in caso di successo saranno il Lacor St. Mary Hospital in Uganda gestito dalla Fondazione Corti e il Centro Sanitario di Kenge in Congo, nel quale opera Chiara Castellani, unico medico curante per 150 mila abitanti in un territorio di 5 mila chilometri quadrati.
Per farlo, i promotori hanno bisogno di almeno 22.900€ e così hanno deciso di lanciare una campagna di crowdfunding #crowd4africa attraverso la piattaforma Eppela per 40 giorni dal 4 marzo al 10 aprile 2016.
Per informazioni e per donare si può visitare il sito http://www.crowd4africa.org/





