TERAMO – “Fui incaricato assieme ad altri studiosi di realizzare ricerche sui beni immateriali e sull’emigrazione abruzzese, nell’ambito del progetto Cadra. L’esito fu una grande e importante mole di materiale consegnato nel 2011 che, però, da allora non è ancora fruibile né valorizzato dalla Regione Abruzzo”.
È il commento amareggiato ad AbruzzoWeb di Gianfranco Spitilli, antropologo teramano, tra i maggiori esperti in Italia discipline demo-etno-antropologiche.
Uno degli studiosi coinvolti nel a cavallo del 2010 e 2011 nel progetto Cadra, il Centro archiviazione documentale della Regione Abruzzo, avviato nel lontano 2006 ai tempi del presidente Ottaviano Del Turco, per un costo di oltre 4 milioni di euro, di cui questo giornale ha già raccontato la vergognosa impasse.
Da allora è, infatti, rimasto clamorosamente incompiuto, sebbene prevedesse la realizzazione di un centro per l’archiviazione elettronica dei documenti regionali e la relativa gestione, un centro per la conservazione dell’arte e delle tradizioni abruzzesi (Cat) e un centro di documentazione sull’emigrazione abruzzese nel mondo (Cem).
Il progetto fu affidato all’Arit, l’agenzia informatica regionale che, a sua volta, aveva dato in appalto con regolare bando l’attività di ricerca e la realizzazione del database alla società Intracom di Padova.
Spitilli ha realizzato la catalogazione di beni demo-etno-antropologici, ovvero schedature su tracciato ministeriale per riempire di contenuti il Centro rmigrazione regionale, con numerose interviste realizzate in particolare in Belgio, a Charleroi-Bruxelles, e in Abruzzo, a emigrati abruzzesi di ritorno.
“E stata una ricerca a cui mi onoro di aver preso parte coordinata da Antonio Giusa, dell’Università di Udine – ricorda Spitilli – Io e i miei colleghi abbiamo realizzato decine e decine di interviste video e ricerche sul campo, in particolare di materiale fotografico; io in Belgio, dove ho individuato 15 soggetti uomini e donne, nati in Abruzzo e emigrati in Belgio, per lavorare nelle miniere e tuttora lì residenti”.
“Gli altri colleghi hanno lavorato in Argentina, Canada e Stati Uniti. Il risultato di questa ricerca è stato consegnato con tutto il database all’Arit nel 2011. Ma da allora non se ne è saputo più nulla”, sospira.
E infatti, come già riferito da AbruzzoWeb, Cadra è ancora sulla carta, sia per quanto riguarda il Centro documentazione per l’immigrazione, e il Centro per la conservazione dell’arte e delle tradizioni abruzzesi, sia per il grande archivio dei documenti amministrativi.
Migliaia di ricerche approfondite e di alto spessore, centinaia e centinaia di video, registrazioni, documenti e fotografie, esistono da qualche parte nel cyberspazio.
Pagate dai contribuenti, ma di fatto non sono accessibili a studenti e docenti, che potrebbero utilizzarli in modo molto proficuo per la didattica, né a studiosi, operatori culturali a vario titolo, amministratori, semplici cittadini.
Spitilli ha segnalato questa incresciosa situazione al consigliere regionale Luciano Monticelli, delegato alla Cultura, che ha poi annunciato un’interrogazione al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, in cui si chedono lumi sullo stato dell’arte del progetto Cadra.
Per rendersi conto del potenzialità rappresentate da questo materiale, basta visitare il portale www.ammer-fvg.org, ovvero l’Archivio multimediale della memoria dell’Emigrazione della Regione Friuli Venezia Giulia, online da anni e curato proprio dal professor Giusa.
A portata di clic ci sono oltre 16 mila fotografie, 787 inteviste video a emigrati friulani in 15 Paesi del mondo, e un’altra gran mole di materiale facilmente consultabile, preziosissimo in particolare per le attività didattiche delle scuole e anche delle Università.
L’antropologo, tuttavia, propone anche una soluzione più rapida, rispetto ai tempi biblici e ai ritmi da bradibo dell’ente regionale, che pure ha tra i suoi organismi il Cram, il Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo, di cui è presidente l’assessore regionale Donato Di Matteo.
“Come centro studi don Nicola Jobbi, di cui faccio parte, e con la mia associazione Banbun, abbiamo vinto un progetto di ricerca sul patrimonio immateriale delle montagne d’Europa – annuncia – E a tal proposito, stiamo collaborando la biblioteca Delfico di Teramo, che sta realizzando un archivio con relativo portale online del patrimonio non librario, dedicato a video, fotografia e altro materiale multimediale”.
“Sarà varato in autunno, e potrebbe essere proprio quello il sito, con qualche piccolo aggiustamento, per ospitare e rendere finalmente fruibili i contenuti del Cem e del Cat”, il suo piano B.
Fino ad allora, i tanti emigrati che parecchi anni fa hanno rilasciato lunghe interviste, raccontando la loro vita, potrebbero pensare che qualcuno ha fatto perdere loro solo del tempo, e che il loro Abruzzo non è una regione molto seria.





