L’AQUILA – Appena nominato ministro, in sostituzione del dimissionario pentastellato Lorenzo Fioramonti, e già il neo titolare dell’Università, Gaetano Manfredi, si trova a dover far fronte a una grana di natura giudiziaria.

Il rettore dell’Università di Napoli è infatti indagato nell’ambito del procedimento che riguarda il Progetto Case costruito all’Aquila nell’immediato post terremoto.

All’epoca, infatti, era stato collaudatore del compendio fortemente voluto da Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso per far fronte alla emergenza abitativa.

Dopo il crollo del primo di una lunga serie di balconi, l’allora procuratore Fausto Cardella mise sotto inchiesta, nel 2015, 37 persone. Tra cui proprio Manfredi, ingegnere collaudatore: nel mirino è finita una sua perizia tecnica, quella sui materiali, che gli inquirenti ritengono possa essere falsa. Il processo, da allora, non è mai stato avviato: prima l’intervento della Procura di Piacenza (sede di alcune aziende finite nel mirino), poi il rinvio in Cassazione, il definitivo trasferimento del procedimento all’Aquila, errori di notifica e indisponibilità dei giudici.

Oggi sono 29 le persone ancora sotto indagine, Manfredi incluso. Il 5 febbraio si terrà, salvo ulteriori rinvii, l’udienza preliminare. E’ logico che in un fascicolo che ha subito simili ritardi l’accusa di falso che pende sul capo di Manfredi possa venire cancellata dalla prescrizione, anche al netto della riforma voluta dall’attuale Guardasigilli, Alfonso Bonafede, che entrerà in vigore il prossimo primo gennaio.

Dagli ambienti vicini al governo filtra un certo imbarazzo per questa situazione.