PESCARA – È stata rinviata, al processo su presunte tangenti al Comune di Pescara, la testimonianza di Gianfranco Giancaterino, all’epoca dei fatti cerimoniere personale dell’ex sindaco Luciano D’Alfonso.

Il teste è all’estero mentre è comparso sul banco dei testimoni Gaetano Ranalli, ex presidente della Pro loco di Pescara.

L’uomo è stato chiamato dall’accusa per riferire sulla vicenda di un finanziamento di 10 mila euro alla Pro loco da parte del Comune per attività di pubblicità istituzionale.

La prestazione per l’accusa non sarebbe mai stata resa e neanche effettivamente richiesta e i soldi sarebbero stati poi girati dalla Pro loco alla società Jadrolinea, che curava i collegamenti marittimi con Spalato.

Pur affermando di non conoscere le determine del Comune relative a questo incarico, Ranalli ha detto che la Pro loco ha curato la pubblicità istituzionale e che, dunque, si è occupato della promozione del collegamento della Jadrolinea.

“Questo compito – ha sottolineato Ranalli – rientra proprio negli scopi dell’associazione”.

Il pm Gennaro Varone ha fatto notare a Ranalli alcune incongruenze rispetto a dichiarazioni rilasciate alla polizia giudiziaria.

Il teste ha risposto sostenendo di essere rimasto traumatizzato in quell’occasione per via del lungo interrogatorio a cui era stato sottoposto e ha parlato di un verbale redatto a quattro mani.

Il pm ha ricordato a Ranalli di averlo ascoltato subito dopo l’interrogatorio della polizia e che in quella circostanza gli raccontò di voler chiarire lo ‘strano versamento’ effettuato alla Jadrolinea spiegando di averlo fatto in quanto l’associazione si reggeva sui finanziamenti del Comune.

L’uomo ha allora detto ai giudici del tribunale di Pescara che nel colloquio con il pm non si era ancora ripreso dal trauma subito in precedenza.

In mattinata ha testimoniato anche la dirigente del Comune, Emilia Fino.

La donna ha riferito dei programmi complessi e della gara d’appalto per la riqualificazione dell’area di risulta.

Tra le testimonianze anche quelle di due dipendenti dell’amministrazione comunale su un circolare interna in cui si stabiliva la necessità del visto del sindaco per l’autorizzazione del suolo pubblico, in particolare per i provvedimenti riguardanti le aree di pregio.

Uno dei testimoni ha detto che tale pratica è utilizzata anche attualmente.

Infine un maresciallo della polizia giudiziaria, Pasquale Mattetti, ha riferito sulle indagini relative al concorso Dezio.