L’AQUILA – Un unico testimone, dei tre inizialmente previsti, è stato sentito oggi al processo, a Campobasso, a carico di Massimiliano Mancini, il poliziotto abruzzese che indagò sul sindaco di Roccaraso (L’Aquila), Camillo Valentini, morto poi suicida in carcere nel 2004.
L’accusa per Mancini è di abuso d’ufficio. Il processo si svolge in Molise perché nella vicenda fu coinvolto un magistrato. Un commerciante, Stefano Avitabile, rispondendo alle domande delle parti in merito a tre interrogatori cui fu sottoposto durante le indagini sulle vicende di Roccaraso, ha riferito oggi in aula che quando fu ascoltato ricevette pressioni e, inoltre, non furono messe a verbale cose da lui dette, come il fatto di non avere ricevuto mai mazzette.
L’uomo fu coinvolto nella vicenda per la vendita di un parquet a un amico del sindaco, un consigliere di Stato al quale il primo cittadino aveva consigliato la sua attività commerciale chiedendo però di praticare uno sconto sulla merce acquistata e proprio su questo episodio si indagò con l’ipotesi di concussione, accusa poi caduta.
“Un poliziotto mi diceva – ha affermato il commerciante oggi in aula -: ‘Ma di che hai paura?’ E io rispondevo: Non ho paura di niente, solo che mi state trattando come un delinquente”.
Subito dopo, Mancini ha chiesto di poter rendere dichiarazioni spontanee. “Avitabile è stato sentito tre volte – ha detto l’ispettore – ma io sono stato presente solo la prima perché poi ebbi un incidente e mi assentai per quasi sei mesi. Nel primo interrogatorio, quello che mi riguarda, non ci furono pressioni e non chiedemmo di mazzette. Poi lui ha letto il verbale e lo ha sottoscritto”.
Il processo riprenderà il 23 novembre. Per quella data è previsto l’interrogatorio dell’imputato, poi si cominceranno a sentire i testimoni della difesa.





